mercoledì 23 marzo 2011

lettera del 21 marzo 2011

Da: padre Aldo TRENTO
Data: Mon, 21 Mar 2011 08:34:14 -0300

Cari amici,

questi giorni sono per me una grazia particolare. Sono stato in Italia per incontrare gli amici che stanno aiutando la Provvidenza divina a portare alla conclusione dei lavori della nuova clinica di cui il 25 marzo celebreremo con una Santa Messa la fine dei lavori di costruzione. Avrei certamente desiderato incontrare alcuni di voi che ci state accompagnando, ma l’impossibilità si è fatta preghiera a Fatima, dove ho avuto la gioia e la grazia di andare. Non c’ero mai stato e finalmente la Madonna mi ha voluto da lei. È stato bello per me vedere come anche in Italia sta accadendo quanto stiamo vivendo in America Latina, fra coloro che seguono e guardano concretamente l’esperienza di fede che vive Julián Carrón. È stato un incontrarmi con Giussani vivo, vibrante, appassionato all’uomo come quando il 25 di marzo del 1989 mi ha abbracciato così come ero ridotto.

Veramente guardare dove guarda Carrón è poter dire in ogni istante: “Tu o Cristo mio”.

Ho avuto la grazia di appartenere fisicamente alla scuola di comunità il 9 marzo al Sacro Cuore. È stata una esperienza indimenticabile vedere come lui ci fa lavorare, ascoltare quelle testimonianze, quella sera davvero il frutto di una esperienza, di quel lavoro che lui ci provoca a fare. Abbiamo una grazia unica, che non solo elimina ogni distanza fra noi, sia fisica che geografica, ma ci riempie di letizia, quella letizia che traspirano i miei ammalati terminali prima di morire o i miei bambini. Si perché anche loro dipendono da come io seguo Carrón, da come io vivo il carisma, da come Cristo è contemporaneo. Ho visto in Italia un sacco di persone incontrarsi, stare assieme non più definite dal perimetro geografico ma da persone e luoghi in cui Cristo è chiaramente visibile, e in cui il cuore incontra quella oggettiva corrispondenza di cui ha bisogno. Ho toccato con mano che i giovani sono ancora con quel cuore di quando sono partito 22 anni fa. Ho toccato con mano che più che di emergenza educativa dobbiamo parlare di emergenza educatori, cioè di uomini adulti nel cui volto brilla la luminosità del destino. Mi sono incontrato con bambini, adolescenti, giovani e mi sono sentito sommerso dalle domande, le stesse di 22 anni fa, di 38 anni fa, quando ho incontrato G.S., le stesse di duemila anni fa. Ho incontrato operai, giovani, imprenditori e i giovani imprenditori della Confindustria di Bologna. La maggioranza non solo non era di C.L. ma spesso neanche cattolica, come Gabriele Nissin, l’amico ebreo del libro “La bontà insensata” e in tutti ho incontrato una fame e sete di Cristo espressa in forme diversissime. Nell’incontro con i giovani imprenditori della Confindustria Di Bologna e nel giornalista di RAI3 che faceva le domande, il preconcetto dell’inizio è diventato alla fine sorpresa, gioia, amicizia. Mi sono reso conto che solo se siamo innamorati di Cristo, solo se seguiamo Carrón con intelligenza e affetto facendo esperienza di Cristo diventiamo affascinanti e interessanti per tutti. Ho incontrato uomini stanchi delle mediazioni, reattivi ai discorsi, o a chi ha paura di dire Cristo, di mostrare che appartengono  e desiderosi di vedere, di incontrare uomini che con la vita e con le parole raccontano ciò che vivono, ossia uomini con la certezza della fede, con lo sguardo fisso sul quel “Tu” che tutto domina.

Perfino i sufficienti esperti delle menti umane che ho incontrato si arrendono davanti a questa evidenza, riconoscendo che non è la psicologia a rispondere al cuore dell’io, ma quel “Tu che mi fai”. Grazie e che la quaresima sia davvero uno scoprire che la misericordia è l’amore nella sua origine.


Carissimi amici,

ecco, guardatela, è Marianna, nata il 15 marzo da quella mia figlia, che è ancora una bambina, 15 anni. È passato un mese da quando la Provvidenza ha aperto e inaugurato quella nuova opera di misericordia, per accogliere le bambine, le adolescenti violentate e incinte. Marianna è il primo frutto di questa misericordia che attua continuamente. Anche lei come me non è il frutto dei suoi antecedenti ma di quel “Tu che mi fai”. Sono, siamo commossi nel vedere come Dio ha pietà dell’orfana, della vedova, del forestiero come dice la Sacra Scrittura. Guardandole non posso non essere commosso perché tanto la giovanissima madre come lei sono state salvate dalla tenerezza di Dio che ha vinto la brutalità, il cinismo di chi voleva che abortisse. 



Cristo vince sempre e per questo vince la vita. Non è la battaglia per la vita il problema primo, ma l’annuncio di Cristo, perche innamorati di Cristo. Anche per voi che vi ho visto preoccupati giustamente per la legge che si discute in parlamento, obbedienti alle indicazioni dei vostri vescovi, non dimenticate mai che il vero problema sta solo nella nostra passione per Cristo. Noi siamo chiamati come San Paolo ad annunciare “Apertis verbis” Cristo, o perché il mondo ha solo bisogno di questo. L’ho toccato con mano parlando a Bologna alla Confindustria. Anche loro sono tornati a casa colpiti per aver ascoltato un asino che di teologia conosce ben poco, ma che è stato afferrato da Cristo.

Marianna è nata perché la mamma ha incontrato qualcuno che l’ha guardata come Gesù ha guardato Zaccheo e l’adultera o la samaritana.

Sentire la gioia di P. Paolino perché Marianna e nata quando ero in Italia, è davvero commovente perché con me c’è davvero un amico capace di amore, di guardare come mi ha guardato Giussani, come ci guarda Carrón, Marco, Cleuza e tanti altri.

Pregate perché Marianna sia felice.

Con affetto. P. Aldo.





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