lunedì 28 marzo 2011

GIAPPONE «Perché sono qui proprio ora?»

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GIAPPONE «Perché sono qui proprio ora?»

Pubblichiamo la lettera di una studentessa di Zurigo, a Tokio per un
semestre Erasmus. Dopo il terremoto, si è spostata a Hiroshima. Adesso è
al sicuro. «Ma cosa vuol dire? Siamo veramente salvi?»

Cari amici,
grazie per tutti i messaggi che mi state scrivendo e per le vostre
preghiere. Sto tentando di rispondervi singolarmente ma il tempo stringe.
Sono arrivata qualche ora fa ad Hiroshima. Ci siamo spostati da Tokyo a
causa del rischio di emanazione di materiale radioattivo dalle centrali
danneggiate. Viviamo ora per ora. Siamo al sicuro, ma cosa vuole dire?
Temiamo tutti tanto. Siamo letteralmente affidati nelle mani del Signore.
Purtroppo sono già le tre del mattino e domani mi aspetta una giornata…
potete capire. Quindi mi scuserete se vi mando il pezzo di una mail che ho
scritto a uno di voi.

Ho trovato il coraggio di venire in Giappone perché mi sono accorta di
diversi fatti che sono accaduti e di intuizioni, di sussulti nel petto che
ho avuto e che mi hanno fatto capire che questa era la cosa giusta per me.
Poi, dopo tre settimane di intensissime scoperte e ricchi rapporti... Chi
poteva immaginare che il Signore mi guidasse a condividere questo dramma
cosmico in prima persona?
Cosa ci faccio io qui? Perché proprio adesso? Signore, cosa posso fare?
Cosa mi chiedi?
Come vedi, amico mio, anch’io sono abbastanza in alto mare. Ma sono certa
che il Signore mi accompagna. Ne sono assolutamente certa. La Grazia del
Signore mi accompagna in ogni luogo io vada. Questo è il solo motivo di
speranza, specialmente quando la situazione si fa così urgente come in
questi giorni.
Capisci, potrei dire: “Bene, sono a Hiroshima, lontana, sono al sicuro,
posso prendere un aereo quando voglio”. Ma mi basta questo? Proprio per
niente. Sono letteralmente tesa a cogliere ogni minimo accenno, che mi
indichi perché il Signore mi ha mandato qui ora, perché ora mi trovo con
queste persone (3 adulti e 4 bambini della comunità di Comunione e
Liberazione di Tokyo), come Cristo vince ancora qui, ancora ora.
Ti assicuro, sono le due di notte, stamattina mi sono svegliata alle
quattro e poi alle sette per parlare con i miei e decidere sul da farsi,
il mio animo è in pena per decine di milioni di persone, sono a pezzi. Ma
sono certa, non posso che continuare a scrivere per dire che Dio c'è, e
nella drammaticità del momento ci accompagna.
Egli ci avvolge nella carezza della sua Presenza. È questo che emerge
quando guardo agli altri che sono qui con me, all'attenzione di uno per
l'altro, alla coscienza di essere completamente affidati nelle Sue mani (e
due donne qui hanno lasciato oggi i mariti a Tokyo, e molti altri amici
sono rimasti). Perché la dolorosa serenità che ci riempie non viene dal
fatto di essere al sicuro; non basta! Anche se ce ne siamo andati,
possiamo dirci veramente salvi?
Certo, io avevo poche cose con me, ma questi miei compagni di viaggio oggi
sono partiti da casa lasciando tutto (tutto! amici, lavoro, casa) e non
sanno neanche se potranno ritornare. Abbandonare tutto, che obbedienza ci
vuole!
Eppure proprio così, spogliati di tutto, ancora più potentemente emerge
che l'essenziale non è in quello che ci portiamo appresso, ma in Colui che
solo è in grado di reggere tutto il nostro affanno del cuore, tutta la
nostra domanda di vita. Se non avessi questa certezza sarei come già
morta, schiacciata dagli avvenimenti.
Eppure è sufficiente alzare lo sguardo e commuoversi di fronte a un gruppo
di vecchiette sedute su seggioline da pellegrinaggio che stamattina ho
visto intente a ricopiare - con una serietà tutta giapponese - la facciata
di una chiesetta neogotica, spuntata chissà come nel groviglio delle
strade di Tokyo per ritornare ad essere investita da una voglia di
affermare la vita incontenibile. Anche se io passavo con le mie valige e
dicevo: chissà che sarà di loro...
O ancora mentre ammiravo il panorama mozzafiato dalla terrazza
dell'appartamento di questi amici con cui sono partita, questa moltitudine
di scintillanti grattacieli abbracciati da una nube di luce... Non ho mai
visto niente di più bello... Potessi portarmeli via tutti con me e con la
popolazione dentro!
Tutto il mio intimo mi si rivolta contro se penso che tutto questo deve
finire in niente. Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato: Egli morendo
ci ha donato la più vera delle speranze, ci ha mostrato come l'amore al
Padre porti alla Resurrezione.
Per questo, costantemente pregate, ma non solo per i terremotati e le
vittime, ma perché ogni uomo sperimenti qual è la verità della vita,
verità che in questi momenti così drammatici stride e deve venire fuori.
Perché se no siamo già come morti.
Non smettere di pregare, Dio è la sola sorgente che dà vera speranza.
Un abbraccio,
Betty

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