domenica 31 gennaio 2010

nostalgia di magie

Harry Potter ha avuto un grande successo, come libro e come film; e grande successo hanno anche altri (libri e films) che pongono a tema la magia.
Perché?
Come non vedere in ciò una nostalgia che la realtà sia di più di quello che è abitualmente, normalmente, naturalmente?
La pura natura non sazia il cuore dell'uomo. Che ha nostalgia di una pienezza infinita, che superi il suo limite naturale. Quello che la tradizione cristiana, riscoperta da De Lubac, chiamava il desiderio naturale di vedere Dio

lunedì 25 gennaio 2010

evoluzionismo

Errori simmetrici:
  • l'evoluzione esiste, quindi Dio non esiste (scientismo ateista)
  • l'evoluzione esiste, quindi Dio esiste (“Intelligent Design”)
In realtà la scienza (e dunque una teoria scientifica dell'evoluzione) non può né affermare né negare niente di strutturalmente metavisibile: eccede il suo ambito.
Errore dunque il livore scientista, ma simmetrico errore un certo revanscismo pseudo-religioso, che non ha ancora digerito Galileo e Darwin.

domenica 17 gennaio 2010

il silenzio di Pio XII

Davvero non capisco. Io sono un sostenitore dell'amicizia ebraico-cristiana. Però non capisco questa insistenza sui "silenzi" di Pio XII. Come se non si fosse già chiarito che essi sono stati funzionali alla azione della Chiesa in favore degli ebrei perseguitati, azione che non sarebbe stata possibile se la Chiesa avesse alzato la voce (come dimostrava quanto accaduto in Olanda).
Il silenzio a volte è d'oro. Magari se lo ricordassero certi prelati, che oggi non perdono occasione per intervenire a sproposito nelle vicende politiche (richiamati in ciò anche dal Papa, recentemente).

giovedì 7 gennaio 2010

verginità

La stima per la verginità è una importante cartina di tornasole della fede di un cristiano. Bisognerebbe guardare agli altri come li guarda Cristo. Col Suo stesso sguardo. E questo vale tanto più per chi Lui chiama in modo speciale.

Perchè la verginità questo è: non è l'uomo che è bravo, ma Cristo che chiama. La verginità non è il premio che uno conquista per la sua bravura.

Il solo fatto che uno abbia questa idea, della vocazione, indica che uno è chiamato. Poi, può corrispondere o meno. Ma chiamato lo è.

Un cristiano che guardi uno, chiamato, con l'aria di dire: «vediamo un po' come va a finire», «vediamo se ce la farà» (sottinteso «...a diventare vergine», a raggiungere quello stato di bravura che si chiama verginità consacrata, dimostra con ciò di non (voler) partecipare allo sguardo di Cristo.

Questo nulla toglie alla drammaticità e alla responsabilità a cui è chiamato chi è chiamato alla verginità. Ma su tutto domina l'Iniziativa di un Altro, che rovescia i potenti dai troni, e le cui vie non sono le nostre vie.

mercoledì 6 gennaio 2010

una devozione di destra?

Da qualche decennio a questa parte si è creata una strana situazione riguardo alla devozione mariana: essa è decisamente coltivata nell'ambito del cattolicesimo “di destra”, mentre è decisamente snobbata, per lo più, dai cattolici “di sinistra”.

In un certo senso la devozione per la Madonna e l'attenzione alle Sue apparizioni (Lourdes, Fatima, Madjugorie) è diventata quasi una etichetta dei cattolici “di destra”. Non che non esistano, ci mancherebbe, cattolici “di sinistra” personalmente devoti alla Madre di Dio, ma essi quantomeno sdegnano l'ostentazione di tale sensibilità, e sono quantomeno imbarazzati dalle Sue apparizioni, sempre ammesso che non ne neghino espressamente l'autenticità.

Perché questa divaricazione? Forse che la Madonna è “di destra”?

Abbozzo qualche possibile tracce di risposta, senza alcuna pretesa di completezza.

Intanto, è un fatto: il cattolicesimo preconciliare era molto più “mariano” di quello postconciliare; e il cattolici “di destra” sono per definizione tradizionalisti.

Ovviamente non può essere tanto e solo questo il punto. Mi verrebbe da pensare alcuni motivi principali:

  1. la figura della Madonna richiama a dei valori essenzialmente personali, in qualche modo interiori, mentre la sensibilità “di sinistra” è tutta proiettata sul sociale, sul collettivo. Gli stessi messaggi dati nelle apparizioni mariane, più che su problematiche economico-sociali (come il divario ricchi-poveri, e in generale la giustizia), insistono sulla necessità di una conversione personale, interiore, su penitenza, preghiera, digiuno (più oppio dei popoli di così, deve pensare un marxista: non hanno il pane? digiunino: peggio di Maria Antonietta!);
    • in particolare, non può piacere al cattolicesimo “di sinistra” che si parli di castighi, e la Madonna ne parla,
    • né gli piace che si parli di Inferno e di diavolo, e la Madonna ne parla.
  2. inoltre il tipo di donna che Maria incarna non è certo fatto per piacere a chi vuole una donna emancipata e indipendente, Lei che è silenziosa ancella del Signore; l'immagine di donna ideale che la Madonna propone sembra fatta per urtare la mentalità femminista e i sostenitori di un indebolimento della differenza di genere.
  3. senza contare che nella apparizioni mariane si può trovare
    • in generale una pesante critica della modernità, cosa che non piace a quel cattolicesimo “di sinistra” che inclina alla modernolatria
    • e in particolare, si veda soprattutto Fatima, una critica del comunismo, presentato esplicitamente come castigo divino

Ce n'è quanto basta per capire le ragioni di un ostracismo. D'altra parte è probabile che una devozione di un certo cattolicesimo “di destra” ecceda da un lato in sentimentalismo o, dall'altro, in soffocante rigorismo moralista: e anche questo può spingere a reagire in modo diametralmente opposto.

La più sicura devozione alla Santissima Madre di Dio è allora quella, praticata dai Padri della Chiesa, e ripresa da maestri come don Giussani e Giovanni Paolo II, che non la slega dalla Chiesa. Maria è misteriosamente legata alla Chiesa. In un certo senso Ella è la Chiesa, la Chiesa come Sponsa Verbi, ne è l'immagine perfetta, l'anima profonda. Tenere presente questo nesso aiuta a una completezza di devozione, a non staccare una impegnata attenzione alla propria conversione personale dalla immanenza alla oggettività comunionale della Chiesa, che fa i conti con la storia, guardando con simpatia l'umano, senza drammatizzazioni patetiche ma anche senza ottimismi faciloni.