venerdì 31 dicembre 2010

lettera del 30 dic 2010

Da: padre Aldo TRENTO
Data: Thu, 30 Dec 2010 18:17:41 -0300

TE DEUM
Canterò  eternamente la Tua misericordia, oh Signore”.
Guardando quest’anno che mi è stato donato, come tutti i 64 anni che appartengono già alla mia storia, una storia piena di miserie, di fragilità e di grazia, queste parole del salmista escono, quasi come un singhiozzo di allegria, dal mio cuore.
 Quando mi ordinarono sacerdote, guardando la mia debolezza, la mia disubbidienza, la mia incapacità intellettuale, misi nel santino, ricordo, la frase di San Francesco di Assisi: "Accettami come sono  e fammi come vuoi."
Quando compì i 25 anni di sacerdozio quasi 15 anni fa, lasciai agli amici come ricordo: "Canterò eternamente la Tua misericordia, Signore"
Che cosa c’è di più commovente, di più umano, alla fine di ogni anno, come di ogni giorno, riconoscere che la misericordia del Signore non solo è eterna, ma forma la ragione stessa del mio essere, del mio esistere! Che cosa ci può essere di più bello alla fine di questo anno, pieno di fragilità, di miserie, che il poter riconoscere come San Paolo "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia!" Che grazia, Dio mio, riconoscere che sono peccatore, riconoscere che ti facesti, Dio mio, uomo grazie ai miei peccati; riconoscere che se io fossi stato un essere coerente, perfetto, onesto, buono, carico di valori, Tu, oh Dio mio, non ti saresti fatto carne per me e per i miei fratelli peccatori!
Che stupore, Signore, vederti scendere dal cielo e prendere la mia carne, il mio sangue, i miei peccati, per mostrarmi quanto io sia peccatore ai tuoi occhi, quanto grande è la Tua stima per me, perché io sono Tuo, come ci ricorda il profeta Isaia! Che dolore Oh Gesù, mi provocano quegli uomini che per eliminarti della propria storia, si affannano a costruire sistemi perfetti per annullare la Tua presenza nel mondo dei peccatori!
Che angoscia, oh Gesù, provo giorno dopo giorno, quando i miei fratelli, perfino sacerdoti come me, preoccupati di proporre una morale, un'etica, un compromesso sociale, convinti che questo è il cristianesimo, dimenticano che il cristianesimo sei Tu, oh Gesù, presente oggi tra e con noi!
Perché, oh Gesù, abbiamo vergogna di Te, la Chiesa ha vergogna di Te? Perché, oh Gesù, non prendiamo sul serio le reiterate parole del Santo Padre che invitano alla conversione, conversione che significa dire “Tu oh Cristo mio”?
Perché, come abbiamo ascoltato in questi giorni dalla bocca di chi "governa" questo paese, non riconosciamo che non stiamo ormai nell'Antico Testamento aspettando il Messia, il mondo nuovo, ma che il mondo nuovo è un fatto, un Presente? Perché non riconoscere la Tua Presenza che agisce oggi nella Chiesa, casta meretrice, nei tratti di migliaia e migliaia di persone che sono il segno vivo della Tua Presenza?
La cristianità non è qualcosa che comincia ora, come ideologicamente afferma una certa teologia della liberazione nel nostro paese perché finalmente ha raggiunto il potere, ma da 2000 anni è un Fatto Presente.
Il bambino non deve nascere, è nato, nasce ogni momento nella santità di chi ti riconosce, oh Cristo, come la ragione ultima della vita, il fine ultimo dell'esistenza.
Per questo motivo in questo fine d’anno il mio cuore e quello di molti amici, gli amici di Gesù, come definisce il Papa i cristiani, vogliamo ringraziarti perché a causa dei nostri peccati ti sei fatto carne per me e per ogni uomo.
 Oh Gesù, ti prego affinché finisca in me ed in tutti lo scandalo per le nostre miserie, finisca in noi la mania dei valori, l'orgoglio di essere i primi della classe e di essere i protagonisti, senza Te, dell'utopia di un mondo migliore.
Oh Gesù, ti prego affinché la Tua grazia mi illumini, ci illumini per prendere coscienza che l'ideale per il quale vivere non è la coerenza ma l'appartenenza a Te, come un bambino appartiene ai suoi genitori e in questo modo cresce felice.
Questo anno è stato grande perché grande è stata l'esperienza della Tua infinita misericordia che nella confessione settimanale o più volte nella settimana, diventò palpabile, visibile, riempiendomi di gioia.
Signore "Io non sono degno che Tu entri nella mia casa, ma basta una tua parola e la mia anima sarà guarita."
Per questo motivo le parole che più mi hanno commosso durante quest’anno sono state quelle del sacerdote che spesso tracciando su me il segno della croce mi diceva: "Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen." Te Deum laudámus: te Dóminum confitémur… In te, Dómine, sperávi: non confúndar in ætérnum”.
P. Aldo

domenica 26 dicembre 2010

Messaggio, 25. dicembre 2010

"Cari figli, oggi io e mio Figlio Gesù desideriamo darvi l’abbondanza della gioia e della pace affinchè ciascuno di voi sia  gioioso portatore e testimone della pace e della gioia nei luoghi dove vivete. Figlioli siate benedizione e siate pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

lettera di p.Aldo, del 23 dic 2010

Da: padre Aldo TRENTO
Data: Thu, 23 Dec 2010 10:16:57 -0300


Cari amici, Gesú si é portato con se, in cielo, la mia piccola Liz, di 5 anni di etá. Era con noi nella clinica da tre mesi, a motivo di un cancro alla testa. É morta ieri lasciandoci tutti con il cuore spezzato e pieno di perché. “Padre, mi disse la segretaria della clinica, questa mattina ho paura di non farcela nel vedere ogni giorno tanto dolore”. Ed ha ragione, se Cristo non fosse qui, adesso. Senza quel bambino che il Natale ci ripropone come un Fatto vivo, contemporaneo, per che cosa vorrebbe la pena vivere?
Personalmente non riuscirei a vivere un minuto in piú circondato come sono da tanto dolore, dai mille “perché” della mamma di Liz, una donna che mi ha fatto ricordare la mamma della piccola Cecilia, morta di colera, di manzoniana memoria. Quanti anni sono passati dalla lettura di quel capitolo, eppure giá allora, a 15 anni mi comosse, come un segno profetico di ció che sarei stato chiamare a vivere tutti i giorni.
Capite allora, perché non posso stare un secondo senza gridare “Tu o Cristo mio” e senza rendervi ogni volta partecipi di ció che mi accade perché assieme dobbiamo imparare quanto Carron ci testimonia. Ieri quando é morta Liz  ho pensato subito a lui, alle ultime Scuole di Comunitá sul sacrificio, sul valore che ha e in che consiste. Solo cosí mi rendo sempre piú cosciente che é disumano, insopportabile, vivere, respirare un secondo senza che lui sia tutto per noi, senza che anche per noi sia vibrante ció che dice S. Paolo “per me vivere é Cristo e morire un guadagno”.
Quando ieri ero accanto al lettino di Liz, agonizzante, gli occhi semichiusi, il respiro affannato, la mamma dritta con una lacrima negli occhi quasi paralizzata dal dolore, non potevo baciando Liz non sentire presente il Misterio che  stava per portarsi in paradiso la piccola. Lei é morta come Gesú per me, per i miei peccati e quelli di tutti noi. Il mio sacrificioé la stima di Gesú che per me, per te é sceso dal cielo e si é fatto bambino e puoi é morto e risorto per me, per te.
É sconvolgente, commovente rendersi conto che Gesú prima della mia piccola Liz, ha fatto lo stesso percorso umano. L’abbiamo vestita come un angelo, con la corona nella piccola testa, come una piccola regina. Si perché lei é una regina come tutti noi che siamo battezzati. E poi l’abbiamo messa nella bara bianca. La sua casetta dove le sue ossa apetteranno la risurrezione finale.
Oggi mentre Liz veniva sepolta, abbiamo fatto il presepe vivente: Gesú bambino, un bebe nostro della Casita de Belen, con solo tre mesi di vita. E poi gli altri bambini come pecorelle, gli ammalati, gli anziani come pastori e re magi e anche parte di noi che viviamo con loro. Ciascuno ha fatto la sua parte. É stato in questo mare di dolore un’esplosione di vita di gioia. Davvero qui regna la vita, perché quel “Tu o Cristo mio” é l’unica ragione di ció che qui esiste e si vive. Amici, che i nostri occhi in questi giorni e sempre, dentro ogni situazione, anche la piú nera siano solo ed esclusivamente fissi in Gesú, perchè possiamo vivere commossi ogni istante della vita.
Amici ma che cosa c`é di piú bello che dire “Tu o Cristo mio”.
P. Aldo.

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale!

Il cristianesimo ha la pretesa – perché la sua origine non è umana, anche se si può vedere nei volti degli uomini che lo hanno incontrato – di portare l’unica risposta in grado di durare nel tempo e nell’eternità. (...)  L’aspetto affascinante è che Dio, spogliandosi del Suo potere, si è fatto uomo per rispettare la dignità e la libertà di ciascuno. Incarnandosi, è come se avesse detto all’uomo: «Guarda un po’ se, vivendo a contatto con me, trovi qualcosa di interessante che rende la tua vita più piena, più grande, più felice. Quello che tu non sei capace di ottenere con i tuoi sforzi, lo puoi ottenere se mi segui».

giovedì 9 dicembre 2010

lettera del 2 dic 2010

Isaia 43, 1-5
 “Cosi dice il Signore, che ti ha creato: Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!
 Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato; perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore;
 Perché tu sei prezioso ai miei occhi perché sei degno di stima e io ti amo.
 Non temere, perché io sono con te.

 
 Come non piangere di commozione leggendo questa parole di Isaia. È Dio che parla a me e a te e ai miei bambini, belli più del sole e delle stelle e delle mie Dolomiti.
 Guardate i miei due figli che, approfittando dell'assenza momentanea della infermiera sono riusciti a unire i loro due letti e guardate come "giocano" fra loro.

 Sono gravemente handicappati, eppure fra loro c'è un linguaggio, una comunicazione che nasce dell'evidenza che per loro quanto dice il profeta Isaia è un'esperienza.
 Come la è per il mio piccolo Victor che non può stare senza Mario e Aldo. Sembra un bambolotto di cera, tutto rotto ed invece è Gesù sulla croce che da due anni geme e soffre per i miei e i tuoi peccati.
 Vivere ciò che dice Giussani parlando del sacrificio (punto 1 paragrafo "c": "quando il sacrificio diventa un valore per la vita dell'uomo" e guardare questi miei figlioletti mi fa percepire ogni giorno di più la grazia, il valore oggettivo, il dono che è il "mostro" "il ripugnante" (sono parole che usa Giussani) sacrificio, dolore, che solo nelle croce di Gesù a cui i miei bambini innocenti sono inchiodati, trova il suo unico e vero significato
 Ciao
 P. Aldo

lunedì 6 dicembre 2010

Messaggio a Mirjana del 2 Dicembre 2010

"Cari figli, oggi qui con voi prego affinché troviate la forza di aprire i vostri cuori e di conoscere così l’enorme amore del Dio sofferente. Per questo Suo amore, bontà e mitezza io sono con voi. Vi invito affinché questo tempo particolare di preparazione sia tempo di preghiera, penitenza e conversione. Figli miei, avete bisogno di Dio. Non potete andare avanti senza mio Figlio. Quando comprenderete e accetterete questo, si realizzerà ciò che vi è promesso. Per mezzo dello Spirito Santo nascerà nei vostri cuori il Regno dei Cieli. Io vi conduco a questo. Vi ringrazio."

mercoledì 1 dicembre 2010

lettera del 30 novembre 2010

Carissimi amici, vorrei parteciparvi alcuni fatti accaduti e che testimoniano come Cristo é presente nella mia vita e per questo tutto é positivo, anche il dolore che da disgrazia diventa grazia, come ci ricorda la Scuola di Comunitá.

 1. Ieri (giovedí) abbiamo avuto la sorpresa della visita di Marcos e Cleuza. Una visita lampo, che fu per loro una avventura unica: 7 ore di viaggio con l´aereo per arrivare quí e 4 ore per ritornare. Non era mai accaduto. Solo una grande amicizia, frutto della familiaritá con Cristo permette questo sguardo fra noi. Marcos ieri aveva una riunione importante in Parlamento, anche perché gli stanno facendo proposte interessanti. Ma preferí venire per festeggiare il compleanno di P. Paolino ed incontrare gli amici della fondazione, responsabili delle opere. L´incontro é stato bellissimo, le esperienze raccontate un vibrare dell´io di fronte a Cristo. La genialitá di Cleuza ci ha ricordato quanto Carrón ci diceva commentando il monologo di Giuda a la Thuile: "Giuda era un apostolo io non sono un apostolo, Giuda formava parte del gruppetto degli amici di Gesú ed anch´io faccio parte degli amici di Gesú come Giuda, come Pietro.
 Pero Giuda partecipava di quella amicizia, ma a differenza di Pietro e di me non apparteneva a quella amicizia. Una cosa é partecipare altra cosa é appartenere. Giuda tradí Gesú, ma anche Pietro, cosí come anch´io. Pero una cosa é stato il tradimento di Giuda, altro quello di Pietro e il mio. Giuda davanti al suo peccato essendo solo partecipe di quella amicizia, e non appartenente si suicidó. Pietro invece che apparteneva a quella amicizia, riconobbe il suo peccato e si lasció abbracciare per quello sguardo. Cosí é per me e Marco. Noi non veniamo qui perché partecipiamo di quanto qui accadde, di quest´opera ma perché apparteniamo a quest´opera. Uno puó fare anche miracoli ma se la sua natura non é quella del Padre, tutto muore. Il figlio prodigo é ritornato non perché voleva partecipare al banchetto, o perché stanco della sua miseria ma perché dentro tutte le miserie egli apparteneva al Padre, era della stessa natura. Il nostro problema é solo uno: partecipiamo o apparteniamo? Seguiamo Carrón o guardiamo dove guarda Carrón?
 Una cosa é partecipare al movimento, partecipare di quanto ci dice Carrón, altra cosa é appartenere al movimento, appartenere allo sguardo con cui Carrón ci guida e guarda la realtá. Io vengo qui dal Brasile perché ho deciso di appartenere a ció che ho visto, come Pietro. Io vengo dal Brasile perché appartengo a voi. Cosí voi lavorate quá perché appartenete a quest´opera. E il segno di questa appartenenza é l´allegria con cui lavorate ed é ció che marca la differenza con chi non appartiene".

 2. Appena arrivati abbiamo celebrato la messa per loro nella clinica. Alcuni ammalati terminali incapaci di muoversi hanno partecipato. Grande fu la sorpresa quando un ammalato di cancro, con la parte destra della faccia tutta bendata perché letteralmente "mangiato" per il cancro e l´altra tutta gonfia, prese la chitarra e con una gioia negli occhi che ci ha commosso tutti accompagnó i canti. Cleuza ad un certo punto disse: "come puó un ammalato in quelle condizioni, alla vigilia della morte, suonare con tanto impeto la chitarra? La risposta é solo una: perché in lui é chiara, é evidente l´appartenenza al Mistero... e lo si vedeva come era assimilato a Cristo eucaristico. Lui suonava cosí e in quelle condizioni perché lui guardava Cristo, appartiene a Cristo. Sfido qualunque premio Nobel in oncologia a dare a questo ammalato ció che solo Cristo puó dare. Nessun premio Nobel puó dare a un ammalato terminale la forza in quelle condizioni di suonare la chitarra. Chi gli da la forza é solo Cristo che passa mediante voi che siete vicini e guardate in lui Cristo. Io vengo da S. Paolo perché ho bisogno di vedere come anche la vita morente rifiorisce nell´appartenenza. Non vengo quí per vedere la gente a morire e neanche per vedere l´ospedale perché tutto questo lo posso vedere anche in S. Paolo, ma per vedere i miracoli dell´appartenenza a Cristo, perché che un moribundo suoni la chitarra non é una cosa di questo mondo. Vengo qui perché la certezza che oggi mi accompagna, sia la certezza che mi accompagni anche domani. Non mi basta il passaporto per oggi, lo voglio anche per domani. E senza di voi non ho questa garanzia. Il passaporto per domani non ce l´ho io, ma ce l´ha questa appartenenza.
 Allora il problema é non avere una riserva sulla appartenenza, riserva che è il tarlo che distrugge tutto. Quanto piú appartengo tanto piú cade la riserva. L´altra faccia della riserva é la pretesa. Perché prevale la pretesa? perché dimentichiamo il destino dell´altro. Per questo motivo noi non stiamo assieme per fare opere ma perché fiorisca il nostro io e la gente conosca Cristo, incontri Cristo. E se il punto non é chiaro, l´opera é giá morta. Quando uno ha questo sguardo é libero. Non é definito dai risultati, dagli esiti. Pensate per esempio a livello di genitori, che respiro incominciano a vivere rispetto ai figli sui quali abbiamo sempre una pretesa. Io posso abbracciare, sostenerli, ma non posso sostituirmi a loro, al loro dramma. Eil chitarrista che abbiamo ascoltato é una evidenza. Io non posso togliergli il cancro, ne sostituirmi, il dramma é tutto suo, la vicinanza della morte non posso fare che si allontani. Si posso abbracciarlo, amarlo, ma il dramma é fra lui e Cristo e si vede bene come la sua libertá che si lascia abbracciare per Cristo gli permette perfino di "burlarsi" del cancro godendo di ció che suona".
 Amici capite perché siamo amici e perché non conosciamo distanze e come anche i "casini" provocati dalle compagnie aeree non ci distraggono.
 Per finire e cosí cominciare bene l´Avvento un ultimo fatto di come niente impedisce che la realtá, la malattia sia un dono. L´altro giorno la dottoressa Cristina, infettivologa, mi descrive le condizioni di un paziente di AIDS, incontrato in una discarica. É tutto una piaga. I vermi escono da una orecchia putrefatta e cosí dai genitali putrefatti. Mi chiama al suo fianco perché mi renda conto dove puó arrivare la miseria umana e anche di che cos´é l´uomo se non fosse di Cristo. Vedo come lei, con quanto amore con una piccola pinza taglia i vermi uno per uno -e questo ogni giorno- e rimango scosso e comosso. Le domando: "ma Cristina come fai?". E lei: "ma padre é Gesú quest´uomo tutto piegato e per questo faccio questo lavoro con gioia". Rimasi senza parole, stupito, comosso, mentre lei con le pinze, accompagnata da un altra giovane medico e l´infermiera, continuavano con il sorriso sulla bocca a togliere quei vermi con la testa nera e il corpo bianco.
 Capite cosa vuol dire "contemporaneitá di Cristo"? SE Cristo fosse un "ieri" uno non potrebbe stare davanti a un uomo che porta giá sul suo corpo i segni della putrefazione.
 Pregate per me e per i miei amici sani e ammalati.  P. Aldo

Monicelli

Pur con tutto il rispetto dovuto al regista e all'uomo, la morte per suicidio di Mario Monicelli colpisce e addolora: si tratta di suicidio, un gesto dettato da disperazione e da sfiducia in Dio.
Non possiamo che compiangere tale scelta, chiedere al Mistero che abbia misericordia di lui e di quanti compiono simile, brutta, anzi bruttissima scelta.
Che non è, come ha invece detto Paolo Villaggio, dimostrandosi ancora una volta superficiale, un atto di coraggio e di superiorità. Il vero coraggio sarebbe stato accettare le circostanze che il Mistero ci manda, come le manda e perché le manda Lui.
Togliendosi la vita uno dice: "Tu non ci sei", o almeno "Tu non sei capace di provvedere ai miei veri bisogni". E questo, nell'ora estrema in cui tutto si decide, è davvero brutto. E molto pericoloso. Che il Signore ci illumini, ci dia luce in abbondanza, perché senza la Sua protezione siamo proprio ciechi e stolti.

«Ringrazio Dio per il dono della vita di Manuela»

 di Benedetto XVI
 30/11/2010
 
 Un momento dei funerali (©Orlando Poni).
 Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato per le Esequie della Memor Domini, Manuela Camagni, della Famiglia Pontificia, deceduta mercoledì scorso, di cui ha dato lettura monsignor Georg Gänswein ieri nel corso della liturgia a San Piero in Bagno di Romagna:

 Cari fratelli e sorelle, volentieri avrei presieduto le Esequie della cara Manuela Camagni, ma - come potete immaginare - non mi è stato possibile. Tuttavia, la comunione in Cristo permette a noi cristiani una reale vicianza spirituale, in cui condividiamo la preghiera e l’affetto dell’anima. In questo vincolo profondo saluto tutti voi, in modo particolare i familiari di Manuela, il Vescovo diocesano, i sacerdoti, i Memores Domini, gli amici.
 Vorrei qui offrire molto brevemente la mia testimonianza su questa nostra Sorella, che è partita per il Cielo. Molti di voi conoscono Manuela da lungo tempo. Io ho potuto beneficiare della sua presenza e del suo servizio nell’appartamento pontificio, negli ultimi cinque anni, in una dimensione familiare. Per questo desidero ringraziare il Signore per il dono della vita di Manuela, per la sua fede, per la sua generosa risposta alla vocazione. La divina Provvidenza l’ha condotta a un servizio discreto ma prezioso nella casa del Papa. Lei era contenta di questo, e partecipava con gioia ai momenti di famiglia: alla santa Messa del mattino, ai Vespri, ai pasti in comune e alle varie e significative ricorrenze di casa.
 Il distacco da lei, così improvviso, e anche il modo in cui ci è stata tolta, ci hanno dato un grande dolore, che solo la fede può consolare. Molto sostegno trovo nel pensare alle parole che sono il nome della sua comunità: Memores Domini. Meditando su queste parole, sul loro significato, trovo un senso di pace, perché esse richiamano ad una relazione profonda che è più forte della morte. Memores Domini vuol dire: «Che ricordano il Signore», cioè persone che vivono nella memoria di Dio e di Gesù, e in questa memoria quotidiana, piena di fede e d’amore, trovano il senso di ogni cosa, delle piccole azioni come delle grandi scelte, del lavoro, dello studio, della fraternità. La memoria del Signore riempie il cuore di una gioia profonda, come dice un antico inno della Chiesa: «Jesu dulcis memoria, dans vera cordis gaudia [Gesù dolce memoria, che dà la vera gioia del cuore]».
 Ecco, per questo mi dà pace pensare che Manuela è una Memor Domini, una persona che vive nella memoria del Signore. Questa relazione con Lui è più profonda dell’abisso della morte. È un legame che nulla e nessuno può spezzare, come dice san Paolo: «[Nulla] potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,39). Sì, se noi ricordiamo il Signore, è perché Lui, prima ancora, si ricorda di noi. Noi siamo memores Domini perché Lui è Memor nostri, ci ricorda con l’amore di un Genitore, di un Fratello, di un Amico, anche nel momento della morte. Sebbene a volte possa sembrare che in quel momento Lui sia assente, che si dimentichi di noi, in realtà noi siamo sempre presenti a Lui, siamo nel suo cuore. Ovunque possiamo cadere, cadiamo nelle sue mani. Proprio là, dove nessuno può accompagnarci, ci aspetta Dio: la nostra Vita.
 Cari fratelli e sorelle, in questa fede piena di speranza, che è la fede di Maria presso la croce di Gesù, ho celebrato la santa Messa di suffragio per Manuela la mattina stessa della sua morte. E mentre accompagno con la preghiera il rito cristiano della sua sepoltura, imparto con affetto ai familiari, alle consorelle e a tutti voi la mia Benedizione.