lunedì 6 settembre 2010

lettera del 5 settembre 2010

Cari amici, eccomi ritornato a casa. I miei figli felicissimi. Sentite cosa mi ha scritto una bambina: "Voglio dirti che sono felice del tuo ritorno. Che grazia che tu sia ritornato. Mi sei mancato molto. Adesso non voglio chiamarti più P. Aldo ma papà Aldo. Papà - Aldo sei il papà - migliore ed io ti voglio tanto bene e sono felice per il bene che mi vuoi perchè nella mia propria famiglia non mi trattano cosi bene come mi trattano nella Casetta dei Betlemme che è la mia vera famiglia". Elizabeth.

Lascio voi immaginare cosa significa per me vedere che come ho messo i piedi a terra tutti mi sono corsi incontro, dicendo: "Finalmente". La mia gioia era alle stelle, anche perchè il più violento (tempo fa) mostrandomi la pagella del secondo trimestre aveva tutti 5 che è il voto massimo qui in Paraguay. Miracolo dell'amore "Io sono Tu che mi fai" che penetra la fibra più intima dei miei bambini e li cambia.
Nello stesso tempo non ho più visto il piccolo Alberto (foto) di due anni morto durante la mia assenza, lasciandoci tutti nel dolore.

Cosi pure non ho più incontrato Abramo, il giovane che avevo sposato prima di partire ammalato di aid's e cancro: l'avevo lasciato felice in luna di miele nella clinica ovviamente assieme a Susana la ragazza con cui conviveva e che aveva contagiato di aids e con la quale si era sposato prima che partissi (foto)
Lei mi aspettava con il suo carico di amore e dolore. Mi ha consegnato questo biglietto commovente che è un pugno nello stomaco, in particolare per chi ha problemi (spesso infantili) di relazione nel matrimonio:
"Abramo si realizzò come cristiano ed io sono in pace, perchè grazie all'aids ho potuto conoscere Dio, tutta la sua bontà tutto il suo amore. Ora sono rimasta sola, ma con un grande desiderio di seguire vivendo, lottando per un nuovo albeggiare, qui nella clinica Divina provvidenza ho conosciuto persone capaci di tanto amore, dovrebbero esserci altri luoghi come questi per tutti gli ammalati come me perche possano conoscere Gesú. Ho l'aids, e non lo temo per questo.
Non ho paura di raccontare la mia storia perchè  ho incontrato Gesù. I miei parenti quando hanno saputo di questo stanno soffrendo molto, ma io dico a tutti che la morte è una realta che tutti dobbiamo affrontare e per questo siamo chiamati a prepararci bene nella certezza che Dio nostro Padre si sta preoccupando per noi".

Amici questo è il cristianesimo, questa è la fede; se i nostri occhi fossero fissi su questi fatti come saremmo liberi e capaci di gratuita!
Carron, introducendo l'incontro responsabili a La Thuile ci richiamava la prima sera, alla conversione e ricordava le parole del profeta "Ti ho amato di un amore eterno per cui ti ho attirato a me, avendo pietà del tuo niente".
Quanto qui accade è questa consapevolezza, che però (questo è essenziale e dobbiamo chiedere alla Madonna di capirlo) può accadere, come ho visto in tante persone umili e che seguono Carron come figli, guardando come lui vive questa certezza, anche in Italia.
Anzi Chi stando in Italia non la vive, non la vivrà da nessuna parte
Pregate per me e per noi. È il gesto più bello dell'amicizia e solo di questo abbiamo bisogno perche con questo Gesù ci da il resto.
Con affetto
P. Aldo 

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