giovedì 23 settembre 2010

lettera del 18/09/2010

Da: padre Aldo TRENTO

Cari amici,
sono tornato da San Paolo dove ho avuto la grazia di partecipare agli esercizi spirituali dei preti e del gruppo adulto tenuti da Carron. Già l’Internazionale di La Thuile era stata una grazia eccezionale, ma la settimana in Brasile è stato un oceano di grazia. Il punto di partenz è stato l’Internazionale, ma il lavoro personale di Carron e un po’ anche il nostro ha permesso a Julian di andare ancora più a fondo a quanto vissuto in Val d’Aosta. Così pure è stato fantastico l’incontro con i 1500 giovani di Marcos e Cleuza sul tema della vocazione.
Appena giunto a casa, l’allegria dei miei bambini non aveva limiti. Erano ansiosi di mostrarmi la pagella del secondo semestre. La media generale era 4 (qui il massimo è 5). Non vi dico la mia sorpresa. L’anno scorso era stato passare da 0 a 1, da nessuno a qualcuno. Adesso che sono “qualcuno” accadono questi miracoli. Abbiamo fatto la festa, letto le pagelle, come papà le ho firmate. Quiandi, una volta messi a letto, ho detto ai miei amici: ” capite cosa vuol dire vivere ogni momento con la certezza che “io sono tu che mi fai?”. La maggioranza assoluta di questi bambini sono vittime delle peggiori violenze sessuali, abusati dal padre o dal patrigno. Erano arrivati con le faccine stravolta, carichi di violenza. Molte bambine violentate, per avvicinarsi a me, uomo, c’è voluto tempo e pazienza.

Ma quel “io sono tu che mi fai” che per osmosi si trasmette a loro, cambia, fa rinascere l’io. e la allegria che li caratterizza è l’evidenza di questo miracolo. Pensate che il migliore di tutti è stato Gabriele, il bambino senza nome e cognome per molto tempo, tutti 5 nelle materie e 1 in condotta. Quando è arrivato era sola ed esclusivamente violenza. Faceva anche l’impossibile per provocarci, per vedere la nostra reazione, ed era sufficiente un richiamo per diventare furioso. Guardava tutti con cinismo e con la faccia di chi vuole sfidarti. Non c’era regola: lui decideva tutto. Ha dieci anni.quante volte di fronte all’impotenza, alla rabbia, al pianto, alla possibile decisione di cacciarlo via, con tutte le domande dentro di me, ho ripetuto “io sono tu che mi fai” certo (anche se quando tutto mi sembrava crollare ho avuto la tentazione di pensare che per Gabriele non c’era speranza) che da qui lui sarebbe rinato. E così è stato. “Io sono tu che mi fai”. Da questa certezza sono nati tutti i tentativi, la scelta per arrivare al suo cuore. E soprattutto guardarlo come Dio mi guarda, come Giussani mi guarda nella esperienza che ci fa fare Carron. Non psicologi ecc. (anche se con noi c’è una psico-pedagoga), non terapie se non quella dello sguardo. E da questo stare davanti a lui, alla sua violenza, con questo sguardo sono nate anche le famiglie per l’accoglienza, che ogni fine settimana si portano a casa la maggioranza dei bambini. Ed è bello vedere come i bambini sono felici e orgogliosi di stare con una famigli. Tutta la nostra pedagogia, dal revisionare tutte le sere l’armadio per vedere se è in ordine o no, al come trattiamo ogni dettaglio, nasce solo da questo “io sono tu che mi fai”. Ed è stupendo, commovente, perché se “io sono tu che mi fai”, mi fai adesso, per cui tutto è ordinato, armonico, bello. Per questo la casetta di Betlemme è bella, ordinata, piena di fiori. Tutti lavano, puliscono, chi lavora in cucina o lava i piatti (da 5 anni in su) ha il suo grembiule, il suo berretto corrispondente ecc.

Infine una cosa bella, sempre frutto di questa commozione “io sono tu che mi fai”: un bambino per fare dispetti ha gettato un bel po’ di sassi nella piscina della casetta. Che fare? Punirlo? Chiaro che si! Ma come? E qui la genialità della risposta:” Giorgio, da oggi in poi tu sei il responsabile della pulizia della piscina”. Bene, da allora i sassi sono la loro posto e la piscina ben pulita e ben custodita … e vedeste con che responsabilità vive il compito.
Con affetto
Padre Aldo


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