lunedì 1 marzo 2010

lettera del 22 febbraio 2010

Data: Mon, 22 Feb 2010
 
 "Padre Aldo, credi tu questo?" è la domanda di Gesù a Marta davanti al cadavere del fratello, e che pone ad ogni istante alla mia libertà. Ed è meraviglioso vivere rispondendo alla realtà: "Sì, Signore io credo". Rispondere sempre e sempre con più intensità perchè l'Amore esige sempre più Amore. Così oggi ho detto "Sì credo" guardando uno dei miei figli morire di cancro. Si chiamava Romolo, 19 anni. Ieri sera gli avevo chiesto se voleva confessarsi. Ha fatto una confessione bellissima, respirando con fatica. Il suo grido di perdono, il suo struggimento per Gesù lo si leggeva nello splendore del suo volto. Subito dopo, erano le 20, ha voluto ricevere la comunione. Questa mattina, quando sono arrivato con il Santissimo per dargli la comunione, Gesù in quel momento preciso se l'è preso con sè. Stavo per dire "Il Corpo di Cristo" e d'improvviso la sua testa dritta si è reclinata come quella di Gesù. Che santissima morte! Che bella questa morte come quella di tutti coloro che muoiono qui in nostra compagnia. Il dolore è grande ma più grande è "Sì, Gesù io credo." Come l'altro giorno quando mi chiamano alla casa famiglia per i "barboni" S. Gioacchino perchè è arrivato un altro povero Cristo. Sembrava il servo di Javhè di cui parla Isaia:"Non ha nè forma nè bellezza." Tutta sporcizia che rivestiva uno scheletro umano. Lo stavano lavando come se fosse Gesù e lui dalla doccia (dov'era seduto con una sedia) chiese chi era il Padre, mise giunte le mani e mi chiese la benedizione. Mendicante, ammalato aveva chiesto la sera prima ad un prete se lo lasciava dormire nel marciapiede della canonica. E lì aveva passato la notte. Di fronte ad esso ci sono le suore Francescane, alle quali chiedeva aiuto al sorgere del sole. Gli dicevano che loro hanno un altro compito pastorale... per cui gli diedero un po' di cibo e chiamarono un taxi, dicendogli : "Portalo da Padre Aldo". E così è arrivato...ovviamente scombussolando sempre la nostra comodità, l'organizzazione, gli schemi... Ma i miei amici, gli infermieri, che respirano sempre più con le categorie che caratterizzano la mia vita, quelle dell'imprevisto e della provvidenza, lo hanno accolto subito. Sì, perchè sanno che quando arriva un povero, la prima cosa da fare non è chiedere al capo, al responsabile, ma dire: "Tu, oh Cristo vieni avanti. Tu, oh Cristo ti do da mangiare, da vestire. Tu, oh Cristo pieno di vermi ( come Carlo che era arrivato d'improvviso alcuni giorni fa), vieni che te li tolgo uno ad uno etc.."
 Amici, ma chè depressione, cancro, miseria, fame... la grande avventura che viviamo fra amici è solo questa: "Sì, Signore, io credo che Tu sei la risposta alla mia umanità." E non perchè la malattia cessi di essere tale e i problemi non problemi... tutto è doloroso, tutto pretende una risposta... ma è tutto un’altra cosa dentro questo dire “Tu o Cristo mio”.
 Avevo bisogno di comunicarvi questa bellezza adesso, appena celebrato il funerale del mio Romolo, ancora lì sul letto con la sua bellissima faccia bianca, capelli neri ed occhi socchiusi, segno stupendo della gloria di Cristo, in cui vive già e definitivamente. Lui è finalmente passato dalla fede, dalla speranza all'Amore: guardare eternamente lo splendore del volto di Dio.
 Una preghiera per me e per i miei ammalati,
 Padre Aldo

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