venerdì 20 novembre 2009

Cristianofobia

E' un nome che molti non conosceranno (è stata introdotto per la prima volta nel 2003, in una Risoluzione del Terzo Comitato della 58a Assemblea Generale dell ONU), ma indica un atteggiamento diffuso, sia in Europa sia in molti paesi del mondo. Come ogni "fobia" indica una ostilità immotivata contro una certa categoria: in questo casi i cristiani e la loro fede.
In Europa stiamo assistendo ormai da anni al fenomeno: sembra quasi che ci sia un accanimento a voler denigrare tutto ciò che è cristiano, enfatizzando i passati "errori della Chiesa", minimizzando o negando del tutto l'influsso benefico del Cristianesimo sulla civiltà (ad esempio sulla stima per l'uomo, sul senso di eguaglianza e di giustizia, sul valore dell'operosità favorita dalla fiducia reciproca, poggiante in ultima analisi sulla convinzione di essere tutti figli di un unico Padre buono). Lo si è visto anche recentemente, con la sentenza contro il Crocifisso. Lo si era gi? visto con la negazione delle "radici cristiane" dalla Costituzione europea.
Anche per questa ostilità diffusa l'opinione pubblica europea non pare affatto sensibile al grido di dolore che si leva da tante parti del mondo dove i cristiani sono perseguitati, fatti oggetti di ogni genere di violenza fino ad essere uccisi (ci sono stati in Sudan, poco tempo fa, dei cristiani letteralmente crocifissi).
Nessuno può negare che esista una cristianofobia in paesi extraeuropei, soprattutto nei paesi a maggioranza maomettana, dove i cristiani sono spesso violentamente perseguitati. Non tutti però sono d'accordo sull'esistenza della cristianofobia in Europa: ad esempio Enzo Bianchi, della comunità di Bose, su questo dissente. Anzi per lui e per molta Chiesa di sinistra è vero piuttosto che è il Magistero della Chiesa a pretendere di dettare troppo legge ai Parlamenti, specie su temi di bioetica.
Quello che è certo è che non è cristianofobia criticare a parole, e senza violenza fisica, il Magistero della Chiesa; ma un po' lo è, anche in Europa, guardare con insofferenza e disprezzo non questo o quell'intervento ecclesiastico in ambito legislativo, ma la stessa fede e la sua dimensione umanizzatrice della vita, personale e collettiva.

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