mercoledì 10 settembre 2014

Islam: quale giudizio dare?

Da un po' di tempo a questa parte (Twin towers, Boko haram, ISIS, Pakistan) l'intelligenza cristiana è posta con più forza davanti alla domanda: che cosa pensare dell'Islam? E' una religione come le altre, magari una religione di pace? Oppure c'entra qualcosa con le violenze sempre più frequenti e sempre più atroci commesse in suo nome? E' vero che l'Islam ci ha dichiarato guerra (a noi come cristiani, oltre che come occidentali)?
 Da una parte siamo davanti alle cronache che ci dicono ogni giorno come vengono commesse, in nome dell'islam, orribili atrocità nei confronti dei cristiani e dei non mussulmani (in Iraq e in Siria anche verso i non sunniti). E qui ricordiamo il grido di dolore e di allarme di importanti vescovi mediorientali, che si sono spinti a mettere in guardia l'Occidente dall'accogliere troppi immigrati mussulmani, se vogliamo evitare di fare la loro fine.
 Dall'altra il Magistero di Papa Francesco, ma anche del card. Scola e di altri prelati, che usano toni sfumati e sottolineano piuttosto le virtù che i vizi dell'Islam, e invitano ad accettare una pacifica e dialogica convivenza con l'Islam, fuori e dentro i nostri confini.

diagnosi

 Che dire? Crediamo che occorra distinguere. Bisogna distinguere tra a)  islam in sé preso, come sistema dottrinale in sé compiuto e coerente, quale esso è contenuto nel Corano da una parte e declinazioni concrete dell'islam, dall'altra; e qui si biforcano due grandi atteggiamenti: b) un islam "moderato" o incoerente, quello che si è creato in certi momenti della storia, attenuando il rigore dell'islam in sé preso, e c) l'islam fondamentalista ovvero il fondamentalismo islamico, barbaro e sanguinario.

a) L'Islam come sistema dottrinale contenuto nel Corano è una religione di pace, aperta al dialogo, integrabile senza problemi all'interno di una democrazia "occidentale", pluralista e tollerante?
 Nel Corano si trovano molto frequentemente inviti alla guerra contro gli infedeli, si dissuade dall'avere amicizie con gli infedeli, si prevede l'eliminazione (fisica) di coloro che, all'interno dello stato islamico, non credono in Dio (pagani, animisti, politeisti, atei) e l'umiliazione dei credenti in Dio non mussulmani, i popoli del Libro, cristiani ed ebrei. Questi ultimi devono essere umiliati sia dal punto di vista economico (pagando una tassa speciale che i mussulmani non pagano) sia da quello giuridico (con la creazione di una asimmetria giuridica tra mussulmani e non-mussulmani, per cui un cristiano non può testimoniare contro un mussulmano, e un torto fatto a un mussulmano è punito in modo sensibilmente più severo del torto fatto a un non-mussulmano). Per il sistema dottrinale coranico poi la fonte della legge positiva non è la legge naturale, conoscibile dalla semplice ragione, ma è il Corano, la legge coranica, la sharia. 
 I mussulmani che osservano alla lettera il Corano pertanto non possono accettare la democrazia occidentale e l'idea di uno stato laico, tollerante e pluralista, appare ai loro occhi come un tradimento della loro fede. Del resto non lo nascondono. Fu famosa per qualche tempo la dichiarazione di un importante esponente islamico, qualche anno fa: "grazie alle vostre leggi democratiche vi conquisteremo, poi con le nostre leggi teocratiche vi domineremo".

b) Per fortuna nel corso della storia il rigore dottrinale coranico è stato qua e là, potremmo dire anche spesso, attenuato: si è attuato un islam in qualche modo più moderato, incoerente con la lettera del Corano. 
Ad esempio è ciò che è accaduto con l'impero Moghul (mussulmano) in India:
la dominazione islamica ha permesso agli induisti in India di restare induisti (incoerentemente con i precetti coranici: o la conversione o la morte). In qualche modo anche la dominazione ommayade nella penisola iberica e quella ottomana nei Balcani hanno consentito alla schiacciante maggioranza degli abitanti di quelle zone di restare cristiani. O ancora, tutti ammettono che la convivenza tra mussulmani e cristiani in medio oriente agli inizi del '900 fosse accettabilmente pacifica e positiva, mentre le cose sono peggiorate poi, grazie anche agli errori occidentali e alla nascita di Israele.
Dunque si è storicamente dato qualcosa che si potrebbe chiamare un islam più moderato (del letteralismo coranico): gli esseri umani che l'hanno incarnato hanno aperto dei varchi di umanità nella rigida osservanza letterale. Quest'ultimo islam, a cui credo appartenga uno come Wael Farouq o i mussulmani che in Egitto fanno il Meeting del Cairo, è agevolato da atteggiamenti esterni (ad esempio cristiani) non aggressivi ma dialoganti. 
 Quando infatti è avvenuto il genocidio armeno, che può essere visto come scontro tra turchi mussulmani e armeni cristiani? Non quando l'Islam (e l'Impero ottomano) era nel suo pieno splendore, ma nel momento in cui si è sentito strozzato, circondato da nemici. Quando è fiorito il fondamentalismo in medio oriente? Non nel periodo d'oro dell'islam, ma, inizialmente, davanti al predominio occidentale, davanti alla nascita dello Stato di Israele e davanti all'appoggio un po' unilaterale che gli USA gli davano, e poi, più corposamente, dopo la caduta del comunismo, che ha reso gli Stati Uniti l'unica superpotenza del mondo, con i suoi errori, vedi soprattutto le guerre del Golfo (per tacere poi dei suoi colossali autogol dell'appoggio proprio ai fondamentalisti, recentemente, in Egitto e in Siria).

c) E poi c'è l'islam fondamentalista, barbaro e sanguinario, tagliagole e bombarolo. E' l'islam di Al Qaeda, delle Twin Towers, di Boko Haram, degli Shabaab somali, dell'ISIS, presente anche nei Fratelli Mussulmani egiziani e negli islamisti libici, con riverberi anche su Hamas e altre realtà radicali. Tutti i giorni le cronache ne parlano. E' certamente un grave rischio, non solo nei paesi a maggioranza mussulmana, ma anche per i paesi occidentali con cospicua presenza di immigrazione islamica, perché è accertato ad esempio che un numero non trascurabile di terroristi dell'ISIS viene da immigrati in Europa, e della seconda generazione, quella che era stato assicurato sarebbe stata più integrata nelle società occidentali, e invece è meno integrata della prima generazione. La presenza in Occidente di un islam radicale è pericolosa non solo perché gli islamici estremisti potrebbero effettuare sanguinosi attentati, tipo stazione di Atocha in Spagna, ma perché potrebbero "contagiare" altri islamici portandoli su posizioni estremiste e producendo, per la logica dei numeri, gravi scompensi nelle società occidentali: lo stato potrebbe non poter più controllare aree importanti di territorio, specie nelle grandi città.

terapia

Dunque, che fare?
c) L'Islam fondamentalista va fronteggiato soprattutto al livello politico e con grande fermezza ed energia. L'opzione militare, meglio se passando attraverso l'approvazione dell'ONU e non unilaterale, deve assolutamente essere presa in considerazione. Ad esempio contro l'ISIS o Boko Haram. Ma occorre anche prosciugare i canali che alimentano tale pestilenza: ci sono paesi mussulmani, ahinoi alleati degli Stati Uniti, che finanziano la predicazione wahabita in tutto il mondo. Anzi finanziano gli stessi gruppi estremisti, come l'ISIS. Questo non dovrebbe più succedere. Inutile bombardare l'ISIS e fare l'occhiolino a chi lo finanzia. Fronteggiare l'islam fondamentalista potrà però essere pienamente efficace se si risolveranno situazioni che il mondo islamico tutto percepisce come ingiuste, e si eviterà di crearne altre. Penso ad esempio a Israele: occorre una soluzione equa alla spinosa vertenza israelo-palestinese, che magari non accontenterà tutti, ma sia ispirata da principi di giustizia integrale.

b) e a) Occorre poi 1) sul piano personale cercare il dialogo con i mussulmani che lo accettano, per rafforzare l'umano e la ragione che sono presenti in ogni essere umano. Un esempio è quello che è accaduto in Egitto col Meeting del Cairo. 2) Sul piano politico occorre fare pressioni sugli stati a maggioranza islamica perché diventino degli stati laici e pluralisti, non discriminatori verso i non mussulmani.
3) Sul piano culturale occorre premere perché ci sia un illuminismo mussulmano, un superamento del letteralismo coranico: deve passare l'idea che il Corano può e deve essere interpretato (e magari anche contestualizzato).


Quindi bisogna agire su più fronti. Importante è il livello personale, ma non esclusivo degli altri livelli. Speriamo poi che il Creatore della realtà e Signore della storia ci dia una mano, come del resto ha sempre fatto, anche recentemente, dandoci testimoni e guide particolarmente luminosi come Giovanni Paolo II, don Giussani, madre Teresa e, perché no?, anche papa Francesco.