lunedì 6 gennaio 2014

riflessioni sull'aborto

« [...] Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. » (Madre Teresa di Calcutta, da Nobel lectures, Peace 1971-1980, 11 dicembre 1979)

Vogliamo riflettere, in una prospettiva anzitutto filosofico-teologica, sull'aborto.
E' noto che al riguardo vi sono due grandi schieramenti: i pro-life, che considerano l'aborto come un omicidio, da impedire sempre e comunque, e i pro-choice, che pur ammettendo che l'aborto è una cosa negativa e drammatica, vogliono lasciare alla madre, alla donna, una ultima libertà di scegliere se ricorrervi o meno.

Che cosa dice la fede cristiana? Una cosa, da sempre e una in tempi più recenti. Da sempre, in quanto ciò è necessariamente implicato nella visione cristiana della realtà, la Chiesa ha detto che la vita umana è sacra, lo è dall'inizio alla fine (alla fine "naturale").
 Ma quando comincia la vita umana? Questo è un problema su cui il dato rivelato non è autosufficiente, ma deve rivolgersi all'apporto del sapere scientifico. Per cui abbiamo che la riflessione teologica su questo punto si è evoluta. Ad esempio il più grande pensatore cristiano (almeno ritenuto tale da moltissimi Papi), Tommaso d'Aquino, non equiparava l'aborto all'omicidio (Sent., lib. 4, d. 31, q. 2, a. 3 ), dato che per lui l'anima intellettiva non viene infuso nell'atto del concepimento, ma prima viene infusa un'anima solo vegetativa, poi sensitiva e solo successivamente intellettiva (S.Th, Iª, q. 118, a. 2). Peccano di eccessivo zelo quindi gli amici dell'UCCR, che negano, come spesso fanno, l'evidenza. Ma perché Tommaso poteva sostenere simili tesi? A parte l'influsso aristotelico, che non è il fattore decisivo, per lo stato della scienza nel XIII secolo: non erano ancora chiare conoscenze che invece noi abbiamo.
 Noi infatti sappiamo che al momento del concepimento è già dato tutto il corredo genetico di un individuo, è già deciso il colore dei suoi occhi e dei suoi capelli, e in qualche modo il suo temperamento. Questo aiuta a rispondere alla domanda, che dobbiamo rivolgere necessariamente alla scienza, perché non è deducibile dalla Bibbia, "quando comincia la vita umana"? Se il DNA è dato nel concepimento e se la scienza non riesce a individuare "salti di qualità" nello sviluppo successivo dell'embrione allora diventa plausibile pensare che la vita umana cominci già con il concepimento.
 Sappiamo l'obiezione pro-choice: l'embrione non è autosufficiente, non potrebbe mantenersi in vita al di fuori del corpo della madre, dunque è parte della madre e non ancora una vita autonoma, a sé stante.
Però ci sembra che la non-autosufficienza non dimostri la non-umanità di una vita, altrimenti non dovrebbero più essere considerati esseri umani anche quegli esseri umani che, già nati, o perché appena nati o per sopraggiunga malattia, non sono (ancora o più) autosufficienti. Il che ripugna al buon senso.
 Inoltre va considerato che, seppure manchi l'evidenza matematica al 1000 per 1000 che l'embrione appena concepito, in cui non si è ancora formato il cervello, sia vita umana a pieno titolo, manca anche l'evidenza solare del contrario. Quindi, in caso di dubbio, è necessario non rischiare di uccidere quello che non si può ragionevolmente escludere sia un essere umano.
 E' dunque conforme a una fede ragionevole pensare che l'aborto sia un male, che vada il più possibile evitato.

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