domenica 28 luglio 2013

gli errori "della Chiesa"

Le virgolette sono perché, come diceva Maritain, sarebbe più giusto parlare degli errori "degli uomini di Chiesa", o "del personale della Chiesa", piuttosto che "della Chiesa", della Chiesa, cioè in quanto corpo di Cristo, luogo, sacramento della Sua presenza.

La Chiesa è infallible per quanto riguarda il dogma, ciò che è cioè essenziale alla salvezza. Su questo lo Spirito le impedisce di sbagliarsi.
Lo Spirito invece non le impedisce (non impedisce agli uomini di Chiesa) di sbagliarsi su questioni non-essenziali, di tipo storico-culturale e politico.
E su questo piano la Chiesa ha inanellato una ragguardevole serie di cantonate, di tipo pratico (inquisizione, pena di morte, rifiuto della democrazia) e teorico (rifiuto dell'eliocentrismo, rifiuto dell'evoluzionismo). Si direbbe che essa abbia regolarmente toppato tutti i suoi più importanti appuntamenti con la storia.

Ciò viene negato dalla "destra" cristiana, per la quale la Chiesa non ha mai sbagliato (e quanto bisogna arrampicarsi sui vetri per sostenerlo), mentre viene enfatizzato dalla "sinistra", per la quale la Chiesa ha sempre sbagliato, anche sull'essenziale. Per la sinistra la Chiesa deve cambiare tutto, per la destra la Chiesa non deve cambiare niente. La destra fossilizza la fede in uno scheletro immutabile, la sinistra dissolve la fede in una smidollata assenza di ossatura. La verità è che la Chiesda ha in sé tanto una dimensione eterna, divina, quanto una umana, passibile di evoluzione e di progresso.

venerdì 26 luglio 2013

Messaggio, 25. luglio 2013

"Cari figli! Con la gioia nel cuore vi invito tutti a vivere la vostra fede ed a testimoniarla col cuore e con l'esempio in ogni modo. Decidetevi figlioli di stare lontano dal peccato e dalle tentazioni; nei vostri cuori ci sia la gioia e l'amore per la santità. Io, figlioli, vi amo e vi accompagno con la mia intercessione davanti all'Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

venerdì 19 luglio 2013

legge sull'omofobia

Ci sembra che la Chiesa stia dimostrando equilibrata saggezza: non vuole impedire una qualche legge contro l'omofobia, ma solo una certa versione di tale legge che sia passibile di interpretazioni limitative della libertà (di critica).
Il punto non è fermare, ma correggere.
Bisogna infatti distinguere tra involontario e volontario: l'involontario va tutelato da possibili violenze (fisiche o anche verbali) e vessazioni, il volontario deve restare criticabile.
Dunque, nella fattispecie, l'orientamento "diverso" (involontario) deve essere tutelato, mentre il comportamento (volontario) deve restare criticabile.
Si tratta, in generale, di tutelare da possibili violenze/discriminazioni, tutte le minoranze costituite uin base a fattori involontari (il colore delle pelle, o dei capelli, handycap vari, l'orientamento sessuale). Ma giustamente si chiede che il comportamento liberamente scelto sia oggetto non di possibili violenze, ma di possibili critiche.

mercoledì 3 luglio 2013

diversi pdv sul problema omosessualità

C'è una differenza nel modo di considerare la questione dell'omosessualità, su cui oggi vogliamo soffermarci. Lo facciamo con uno schema:


da una parte c'è chi crede che l'omosessualità sia una condizione (involontaria): c'è chi si ritrova addosso tale orientamento (una minoranza) e chi (la stragrande maggioranza) no. dall'altra parte c'è chi pensa che l'omosessualità sia una scelta (volontaria): chi è omosessuale lo è perché lo vuole, lo scelglie liberamente.
Chi pensa all'o. come condizione ritiene che non sia possibile un contagio: è omosessuale chi ha una ben precisa storia, con ben precise dinamiche relazionali (soprattutto intrafamiliari). Chi invece pensa all'o. come scelta ritiene possibile e teme molto il contagio: il numero degli omosessuali non è determinato e ridott(issim)o, ma è potenzialmente sconfinato.
Nel primo caso si ha un approccio tendenzialmente rilassato alla questione delle novità legislative in campo familiare: sono destinate ad avere una incidenza marginale, riguardando quella che è (sempre stata e sempre sarà) una ristrettissima minoranza Nel secondo caso si ha un approccio tesissimo e oltremodo allarmato: si paventa una omosessualizzazione totale del genere umano. Sarebbe il trionfo del cosiddetto omosessualismo, termine che appunto suppone che l'o. non sia una condizione, ma il frutto di una scelta ideologica.
Chi ha ragione? Diciamo che la soluzione più vicino al vero ci sembra dire che da una parte il comportamento omosessuale è frutto di una scelta libera, che tuttavia dà attuazione concreta a un orientamento omosessuale che non viene scelto, ma che uno si trova addosso, per motivi (raramente) biologici o (più facilmente) psicologici.
Osserviamo che questa è anche la posizione del Nuovo Catechismo della Chiesa cattolica che sostiene che esistano "persone con tendenze omosessuali profondamente radicate", cioè non liberamente scelte e liberamente abbandonabili.

martedì 2 luglio 2013

immutabilità e storia

passeranno il cielo e la terra, ma le Mie parole non passeranno

 Nel Cristianesimo qualcosa è immutabile, come ha promesso Gesù ad esempio nelle parole in esergo, e qualcosa è soggetto ad evoluzione storica. Non tutto è immutabile, come tende a credere il conservatorismo fondamentalista, ma neanche tutto è mutevole e in evoluzione, come tende a credere il progressismo relativista.

ciò che è immutabile: la fede

La fede in quanto tale è immutabile: anche nel 14.000 d.C. il dogma della divinoumanità di Cristo resterà pienamente valido, identico a quello che si credeva nell'età apostolica (è "la fede degli apostoli", il "sentire di Pietro"). Peraltro il dogma è soggetto non a evoluzione (una volta che è stato definito resta immutabile) ma a progressiva chiarificazione: per formulare il dogma dell'Assunzione di Maria ci sono voluti 1950 anni. Questo dogma era implicitamente affermato dalla fede della Chiesa fin dagli inizi, ma per esplcitarlo c'è voluta la storia, una maturazione storica.

ciò che è soggetto a evoluzione strorica

Si potrebbe dire, sinteticamente, che è la dimensione etico-politica.
E' ovvio che anche qui qualcosa è immutabile, c'è un nucleo, neanche tanto ristretto, di regole etiche che è immutabile: potremmo dire i 10 comandamenti, o più sinteticamente il criterio etico supremo, la carità, amare Dio e amare il prossimo (il dono di sé, come criterio fondamentale in quanto imitazione/partecipazione alla più intima vita di Dio).
Tuttavia anche i 10 comandamenti sono stati soggetti a un affinamento interpretativo non lievissimo. Pensiamo al comandamento "non uccidere". E pensiamo al tema pena capitale. Per secoli la Chiesa ha non solo ammesso, ma anche praticato la pena capitale. Per arrivare poi, in tempi più recenti (si vede il Nuovo Catechismo), non tanto ad escludere in modo assoluto, ma a sconsigliare drasticamente, date le nuove circostanze storiche, tale pratica.
Si pensi anche alla guerra: per secoli la Chiesa ha non solo ammesso, ma anche incoraggiato una guerra mossa da motivazioni religiose, incitando alla crociata. La sensibilità morale maturata successivamente ha fatto considerare come superate tali posizioni e oggi molti addirittura se ne vergognano e le rinnegano.
Si pensi, ancora, all'affinamento della coscienza morale della Chiesa sul tema giustizia sociale: per secoli la Chiesa ha sostanzialmente eluso tale tema, insistendo sulla dimensione della pazienza da avere nella vita presente. Dall'Otticento in poi tale tema si è imposto anche alla coscienza ecclesiale, che ha sviluppato delle linee propositive per superare le ingiustizie.

Dunque non i 10 comandamenti, ma la loro interpretazione, sia pure alla luce costante del fondamentale e immutabile principio dell'amore di Dio e del prossimo, è stata soggetta a qualche evoluzione storica. E ciò non deve scandalizzare: quanto basta per regolare la propria azione, commisurandola al Destino eterno, quanto basta per la salvezza, diciamo l'essenziale,  è da subito e costantemente stato chiaro; ciò che si è evoluto è qualcosa di non-essenziale, come dire di non-centrale, di periferico.

Ciò va tenuto presente, perché non è detto che quanto si è maturato fino ad oggi sia tutto, non è detto che siamo arrivati al capolinea della storia. E' possibile che la storia continui, dunque è possibile che la coscienza morale della Chiesa conosca altre forme di maturazione, non intaccando il nucleo essenziale, la legge della carità e i 10 comandamenti, ma comprendendone meglio per esempio le implicazioni (in senso lato) politiche. A questo dovrebbe essere attenta soprattotto la "destra" religiosa. Mentre la "sinistra" dovrebbe guardarsi dal credere mutevole anche il dogma, come fanno certi "teologi" (penso a Vito Mancuso), che ad esempio mettono in discussione nientemeno che la infinita perfezione e trascendenza di Dio e la Sua provvidenza.
Da notare che, curiosamente ma significativamente, la "destra" cristiana rimprovera alla "sinistra" cristiana non tanto gli aspetti ontologico-dogmatici, ma quelli etico-politici, come se fosse più certa dei secondi che dei primi, come se fossero più importanti i secondi dei primi. Come se il Cristianesimo fosse (anzitutto ed essenzialmente) un'etica e non un'ontologia (che pure ha precise implicazioni etiche).