venerdì 24 maggio 2013

da dove partire, in Europa, oggi

Aveva profeticamente ragione don Giussani, quando corresse gli amici che gli dicevano ripartiamo da 32 (mi pare, non ricordo più la percentuale presa al referendum sull'aborto, una percentuale minoritaria comunque), dicendo: "no, ripartiamo da Uno".
Ecco dobbiamo prenderne atto: da tempo non c'è più in Europa una cristianità, non siamo più in una cristianità.
Possiamo dire, con Novalis, che "erano bei tempi quelli in cui l'Europa era una terra cristiana", ma ahinoi, questi tempi sono, almeno per il momento, passati.
Si deve ripartire da zero, o meglio, certo, da Uno. Bisogna ricostruire tutto dalle fondamenta.
Non si costruisce dal tetto, ma dalle fondamenta. Il tetto sono le conseguenze, le fondamenta sono le premesse: prima vengono le premesse, solo poi possono venire le conseguenze. Il tetto è l'etica, e a maggior ragione l'assetto legislativo, le fondamenta sono l'ontologia.
Oggi occorre una nuova evangelizzazione, come diceva Giovanni Paolo II, occorre che l'Europa, che l'umanità (ri-)scopra la bellezza dell'Avvenimento, imprevedibile e sempre nuovo, di Cristo.
Tutto il resto verrà di conseguenza. Certo, se nel frattempo si possono tamponare delle falle, tanto meglio. Meglio una legge giusta che una legge sbagliata, ovvio. Ma se una battaglia contro una legge sbagliata provoca come conseguenza una minor libertà per la Chiesa e i cristiani, un accresciuto odio per la fede, bisogna stare attenti, credo, a che non diventi una battaglia ideologica. Un sintomo che una battaglia è diventata ideologica è ad esempio il considerare l'altro, chi si oppone a questa battaglia, come un nemico. Vedasi certo frasario che spesso si vede nei forum, dove capita il caso che chi dice di difendere la fede, assume atteggiamenti aggressivi e offensivi, incompatibili con il desiderio che l'altro accolga un Annuncio. Stiamo attenti insomma a non cadere nella trappola dell'ideologia.

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