martedì 24 luglio 2012

lettera del 23 luglio 2012

Da: Antonio Aldo Trento 
Data: 23 luglio 2012 15:23:08 GMT+02:00
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Cari amici,
molti di voi mi hanno scritto, vedendo il mio silenzio, preoccupati  che mi sia accaduto qualcosa. E di fatto il Signore in questi mesi mi ha provato duramente rendendomi per pura grazia, ancora più certo di appartenergli totalmente. Nessuna opera di Dio nasce senza che la libertà umana provocata dalla realtà, diventi una pura adesione all’essere.
Ancora una volta il Mistero è entrato fino al midollo delle mie ossa, per cui ho vissuto questi mesi solo fissando continuamente Gesù dentro le circostanze dolorose che mi ha regalato. Ci sono stati momenti che non riuscivo a vedere la luce e in cui mi ripetevo continuamente “io sono Tu che mi fai” attraverso le circostanze apparentemente negative  che ero chiamato a vivere. La cosa bellissima in questi mesi è stata la pace del mio cuore, una passione ancora più grande per i miei pazienti  terminali, i barboni o anziani abbandonati da tutti e per i miei bambini. Questi miei figli mi ripetevano “animo padre Aldo, perché offriamo il nostro dolore a Gesù per te”.  E aggiungevano: “Padre, tu ci hai sempre detto “animo” e adesso siamo noi a dirtelo”. Stando con loro era ed è per me un’allegria perché per me sono Gesù nella croce. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” afferma S. Paolo. Ebbene, ho toccato con mano la carnalità di questa esperienza. Ovvero non c’è niente di più bello e commovente che stare nella croce con Gesù, offrendosi come sacrificio al Padre, perché tutti gli uomini possano incontrare la misericordia del Padre. “È necessario soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina” scriveva Mounier. Ed è vero perché altrimenti  è difficile gustare la bellezza di vivere affermando con la vita “Tu o Gesù”.  Gesù mi ha preso con sé dentro una modalità che non pensavo neanche come una ipotesi, e il mio povero SI a Lui è stato ed è sufficiente perché nella pazienza del tempo, che spesso sembra eterna, sperimentare la letizia di essere tutto, ma proprio tutto, di Gesù. Che bello tanto nel dolore fisico come quello morale vibrare della Sua compagnia. Vorrei augurare a tutti coloro che soffrono, in particolare ai depressi, di partire solo da Gesù per affrontare il dolore perché è tutta un'altra cosa. Solo così si può stare come in questi giorni davanti a Gabriel di 18 anni che sta morendo di cancro e piangendo chiede a quanti si avvicinano di dargli un bacio. E in questo piccolo gesto egli trova quel sollievo che neanche la morfina può dargli. È proprio vero, si può affrontare tutto, qualsiasi situazione dentro quell’abbraccio di cui parlano Giussani e Carrón. In questi mesi, oltre alla compagnia dei miei ammalati, dei due sacerdoti che stanno con me, è stata commovente l’amicizia di Marcos e Cleuza che più volte sono venuti apposta a stare con noi. L’ultima volta, alcuni giorni fa, sono arrivati alle 3 del mattino, a causa del ritardo dell’aereo. Avevano vissuto una giornata intensa, erano stanchissimi eppure, per poche ore di compagnia, hanno deciso di venire a visitarci, disdicendo tutti i loro appuntamenti del giorno dopo. Una gratuità possibile solo in chi è innamorato di Cristo. E non bastasse questo, la Provvidenza ci ha mandato padre Alberto per camminare assieme. È già arrivato ed è qui con noi, ma su questo voglio ritornare perché quello che è accaduto è spiegabile solo alla luce della Provvidenza e di una appartenenza radicale al Movimento. Sono stato un po’ lungo ma desideravo a questo punto, vedendo la preoccupazione da parte di molti amici, rispetto alla mia persona, mi è sembrato giusto raccontarvi un po’  di quanto sto vivendo. Amici, credetemi, non c’è niente di più bello, di più affascinante dentro il dolore, del guardare in  faccia Gesù e dirgli “Gesù sono solo e tutto tuo”. E questo è il segreto di ciò che Dio sta facendo con le opere di carità, espressione della sua tenerezza, del suo amore, della sua passione per l’uomo.
P.Aldo

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