lunedì 23 luglio 2012

eterofobia?

Secondo alcuni cattolici di (estrema) destra starebbe dilagando l'eterofobia. Pur non essendo una questione veramente seria, approfittiamo dell'otium estivo per riflettere anche su questa bizzarria (o forse meglio sarebbe dire su questo fenomeno da baraccone). La domanda è "esiste un fenomeno eterofobia?"
Per rispondere è anzitutto necessario definire che cosa si intenda con questa espressione. In assenza di vere e proprie definizioni (sarebbe chiedere troppo a chi non usa la ragione) dobbiamo formulare delle (verosimili) ipotesi. Ci aiuta senza dubbio il raffronto con l'omofobia: in effetti la parola eterofobia viene coniata, o almeno manipolata, in evidente funzione di bilanciamento dell'utilizzo del concetto di omofobia: come dire che il vero problema, la vera piaga non è l'omofobia, ma l'eterofobia.
Si tratta dunque di un fenomeno simmetrico e opposto all'omofobia. Quest'ultima è la paura del diverso, anzi l'odio per gli omosessuali, odio che si esprime in atteggiamenti vessatori, discriminatori e persecutori ai danni degli omosessuali, impedendo loro di esprimersi liberamente secondo la loro specifica modalità di vivere la dimensione sessuale, a partire dalla violenza verbale fino a giungere a quella fisica, il pestaggio e in taluni casi l'uccisione. L'omofobia si è manifestata ad esempio nel corso dei secoli con legislazioni che prevedevano punizioni per i responsabili di atti omosessuali, fino alla pena capitale.
Dunque l'eterofobia sarebbe un odio per gli eterosessuali, che si esprimerebbe in atteggiamenti vessatori, discriminatori e persecutori nei loro confronti, partendo dalla violenza verbale fino a giungere alla violenza fisica. E' sottinteso che il soggetto, protagonista di queste violenze, sarebbero i gay, omosessuali organizzati in potenti lobbies che avrebbero ormai preso il potere nel mondo e starebbero imponendo una strisciante dittatura gay (in effetti anche questa è una implicazione del concetto di eterofobia).
Siamo davvero a questo punto? Esiste una dittatura gay che perseguita gli eterosessuali? I fatti non sembrano suffragare questa ipotesi: in molti paesi del mondo (i paesi meno sviluppati) gli omosessuali sono ancora sottoposti a leggi discriminatorie che in qualche caso prevedono addirittura la pena capitale, ciò che mal si concilia con una loro presa del potere; ma anche nei paesi occidentali più sviluppati il massimo a cui si è arrivati è una legislazione che equipara i gay agli eterosessuali (vedi riconoscimento del matrimonio omosessuale), ma non risulta che la legislazione affermi una superiorità degli omosessuali sugli eterosessuali. L'omosessualità è depenalizzata ed equiparata all'eterosessualità, come eccezione tollerata, non come norma da imporre a tutti. Né constano episodi, ad esempio, di pestaggi di eterosessuali ad opera di attivisti estremisti gay, al grido di "gay tutti!" Se un bacio etero in un bar omo ha provocato come reazione l'espulsione della coppia etero da quel bar ciò non autorizza a parlare di eterofobia, nemmeno in quel caso: in effetti non si vuole impedire agli etero di esprimere liberamente la loro sessualità ovunque, ma solo in quella infinitesimale porzione del mondo che è un bar gay.

una obiezione

Sarà - immaginiamo l'obiezione - ma non è che negando l'eterofobia si è costretti ad ammettere l'omofobia, che a sua volta è usata come grimaldello per far passare i cosiddetti diritti?
Intanto cominciamo col dire che se una cosa non c'è, non si può dire che c'è. Se non c'è non c'è. E l'eterofobia non c'è, come abbiamo cercato di dire.
Quanto all'omofobia è vero che essa ha come due risvolti, uno vero e uno falso. Da un lato infatti essa denota un fenomeno reale, e negativo: la violenza contro gli omosessuali, che un cristiano non può legittimare e con cui non può essere connivente. D'altro lato è pur vero che la parola omofobia viene strumentalizzata: come se fosse omofobica qualunque opposizione alla totale equiparazione tra eterosessualità ed omosessualità. E ciò è ideologico e negativo.
Non è però che per strappare la zizzania del senso "cattivo" di omofobia, si possa strappare anche il buon grano del senso "buono" di omofobia. Rifiutiamo il primo, ma accogliamo il secondo: opponiamoci alla violenza contro i diversi, senza perciò approvare i cosiddetti "diritti".

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