giovedì 2 febbraio 2012

nel momento del pericolo, il Bene emerge (al Giglio)

Da Il Sussidiario, momenti di generosità al Giglio in occasione del naufragio della Costa Concordia (gen 2012)

".....quel ragazzone americano, che ha dato la forza  a qualche vicino spingendoli a tuffarsi in mare, e prodigandosi perchè raggiungessero sani e salvi la riva;  quel vigile del fuoco che ne aveva viste tante, terremoti e sciagure, e per una volta voleva godersi la festa per i suoi 25 anni di matrimonio. Ma non ha esitato un attimo a tornare nella sala da pranzo che pericolosamente si piegava, messa al sicuro la moglie, per andare a riprendere quel passeggero in carrozzina, che tra piatti  e bottiglie rotte non poteva muoversi, e di cui nessuno pareva essersi ricordato. 
il parroco di quella comunità striminzita e isolata, che ha spalancato la chiesa e costretto la perpetua a fare la vivandiera, senza guardare in faccia cristiani e islamici e atei, ci mancherebbe. Conta la gente del Giglio svegliata nel cuore di una notte fredda, e capace di tirar fuori le barche da pescatori, di buttarsi in mare, di aprire negozi e bar, case, alberghi, tirar fuori coperte e panini e caffè. Di tirar fuori il cuore.

Era già successo a Lampedusa, lo ricordiamo. Perché come dice Benedetto XVI, semplicemente fare il bene è bello, è umano, e nei momenti più bui, nella meschinità che trionfa, il bene che si fa e si vede  è il più grande viatico alla speranza, alla certezza che ancora un popolo esiste. 

Quando penseremo al Giglio. Se ci capiterà di visitarla d’estate, quando si mostra in ghingheri e profumata di erbe odorose e crema al cocco, stringeremo volentieri la mano ai suoi abitanti, sarà diverso entrare in quella chiesa e farsi un segno di croce. "

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