mercoledì 30 novembre 2011

lettera del 29/11/2011

Da: padre Aldo TRENTO Data: Tue, 29 Nov 2011 11:11:47 -0300 Oggetto: Cari amici Cari amici, sto lavorando molto sulla provocazione di Carrón “vivere intensamente il reale”, e scopro ogni giorno di più la intelligenza educativa che questo lavoro su di me mi regala. In queste settimane abbiamo accolto nuovi bambini abbandonati ed anche alcune ragazzine incinte, la cui età va dai 12 anni ai 15, mentre i bimbi vanno da zero a tre anni. Durante l’incontro con gli educatori di questa settimana abbiamo messo a tema, provocato dalla realtà le necessità che i piccoli imparino a distinguere il “si” dal “no”. Una cosa apparentemente banale ma invece di una portata eccezionale perché la vita, cioè la libertà, si gioca in queste due parolette. Pensate al SI della Madonna! Da quel SI è dipeso tutto, come dal mio SI dipende la positività del reale, perché conseguenza del mio SI a Cristo. Un SI  che da quando apro gli occhi mi accompagna fino a quando, con qualche sonnifero, li chiudo. Il motivo immediato di questo tema è stato dato dal fatto che dopo un po’ di tempo che stavamo con loro che vengono da situazioni inumane ci siamo resticonto che non sapevano distinguere il SI dal NO. Per cui quando la maestra chiedeva per esempio ad uno: Nicola stai mangiando? Nicola rispondeva SI ed era vero. Ma alla seconda domanda: Nicola, stai volando? lui rispondeva ancora SI. Allora la maestra lo portava in giardino dove è un andirivieni di uccellini: “Nicola vedi gli uccellini volare? E lui: SI. Allora prova a volare anche tu. Nicola apriva le braccia che le vedeva come le sue ali e poi cercava di saltare.. ma niente da fare per volare. E così alla domanda: Nicola, tu voli? La sua risposta e´stata “no”. E così la maestra gli ha insegnato a distinguere la differenza fra il “sí” e il “no”. Non è stato facile ma oggi Nicola ed anche gli altri bambini sanno distinguere la differenza fra il SI e il NO. Che grande scoperta, la scoperta più grande della vita, perché la vita dipende tutta da queste due parolette. È proprio bello introdurre i bimbi a conoscere la realtá e come stare di fronte ad essa. La stessa cosa è accaduta questa sera con Luciana, una bimba di 12 anni che aspetta un bimbo ed è al settimo mese. Parla solo guaranì. Le abbiamo insegnato l’uso del bagno, della carta igienica, di come si mangia usando la forchetta e il coltello. Aveva paura di mangiare la pizza perché non capiva cos’era quella massa grande e rotonda. Standole vicino con affetto e dopo averle tagliato un pezzo a pezzettini, aiutandola ad usare la forchetta l’ha messo in bocca e con un  sorriso mi ha fatto capire che era una cosa buona. Ieri è nata Maria, la figlia della piccola Liz che ha 15 anni ma sembra una bimba di 10 anni. I medici hanno voluto che partorisse spontaneamente il suo piccolo di 2 kg e 8 etti. È stato un dramma e il bimbo è nato si ma con problemi gravi. Doveva già nascere e i medici non hanno rispettato le esigenze della natura e di una madre bambina per cui preghiamo  Dio per la mamma e il bimbetto, adesso nell’incubatrice. Immaginatevi la mamma che non sa distinguere la destra dalla sinistra. Eppure che sfida per me, chiamato ad essere il papa per mamme bambine e i loro neonati, tutto per tutti! “Se non fossi Tuo o Cristo mio sarei creatura finita”. Circondato da tanto dolore dov’è la positività della realtà?. “Se non fossi tuo o Cristo mio sarei una creatura finita”. Circondato da tanto dolore dove é la positivitá della realtá?. Nel fatto che sono di Cristo e la realtá é il suo corpo come ci ricorda S. Paolo scrivendo ai colossesi. La realtá é positiva solo perche sono di Cristo, gli appartengo e gli appartengo dentro tutte  le modalitá in cui Lui mi fa vivere, ma senza Cristo, senza questo incontro, senza questa certezza di essere suo non riuscirei dire che la realtá é positiva. Ma da quando Cristo si é fatto carne tutto é positivo, perché tutto parla di Lui e rimanda a Lui. Per questo la realtá é positiva per me, per Liz, per i miei bimbi e le loro mamme bambine, per i miei anziani soli, per i miei pazienti terminali. Essendo Cristo tutto per me lo éanche per loro. Ringrazio Carron che dal 26 gennaio 2011 ci provoca continuamente su questo punto.  Solo perché Cristo mi ha preso e tutto mi rimanda,grida Cristo. E uno lavorando su di sé lo può verificare nella realtà. Così dove sarebbe istintiva la rabbia di fronte a tanta violenza segue una pace piena di tenerezza – che ti permette di commuoverti davanti ad ogni piccolo dettaglio, come quella che vi racconto subito. L’altro giorno sono andato a visitare la casa Mons. Luigi Giussani che ospita anziani e adulti ritardati mentali e con altri problemi. Quando arrivo nel dormitorio delle donne vedo una vecchietta tutta felice a letto con le scarpe. Un paio di scarpe nuove di tela. Lei subito mi invita a guardare, toccare le sue scarpe che la facevano così felice. Chiedo all’infermiera il perché di tanta allegria per un paio di scarpe e anche il perché essendo a letto e nel letto con le scarpe. L’infermiera commossa mi risponde: “Padre lei in tutta la sua vita non ha mai conosciuto un paio di scarpe, ma solo i suoi nudi piedi per camminare kilometri e kilometri, per cui adesso è tutta felice. Il giorno seguente sono andato a trovarla nuovamente e le sue scarpe belle di tela le aveva sul guanciale, accarezzandole con le sue guance. Come non pensare al cap. 10 del Senso religioso, lì don Giussani parla dello stupore! Amici sono grato al Signore per questi doni. Domenica 26, abbiamo celebrato il matrimonio di una ragazza ahe lavora come lavandaia nella Clinica e ha voluto celebrare nella Clinica attorniata dai pazienti, da quanti lavorano e da alcune delle mie bambine madri con i loro bebe, come vedete nella foto. Che conmozione! La Clinica é un luogo di evangelizzazione come deve essere ogni ospedale. Altrimenti a che cosa servono?. Questa ragazza Dora, dopo anni di concubinato, vedendo molti pazienti sposarsi prima di morire ha colto la bellezza, la grandezza del Sacramento. Cioé che l´amore é eterno e che in Cristo la persona é amata per sempre. Chesterton diceva: “Chi si divorzia é perche mai si é sposato” Amici il problema non é l´altro ma io e Cristo, non é ció che voglio dalla vita. Le mie bambine madri pagano le consequense di questa concezione pagana della vita. Con affetto, P. Aldo

martedì 29 novembre 2011

Buon Natale! da p.Aldo

Da: padre Aldo TRENTO Oggetto: Buon Natale!   BUON NATALE! Cari amici, mai come in questi tempi sono cosciente del mio niente, della verità di quanto affermava S. Caterina da Siena quando rispondeva a una sua domanda rivolgendosi al Signore: Chi sono io Signore? Nulla, e chi sei Tu Signore? Tutto. Più uno vive intensamente la realtà più entra in questa meravigliosa e drammatica sproporzione fra il proprio essere finito e Lui, l’Infinito. Per cui quando la gente dice per esempio: “le opere di P. Aldo” non fanno altro che aumentare la coscienza di questa mia sproporzione fra il mio niente e Lui che è il tutto. E come vorrei che almeno gli amici vibrassero con me di questa sproporzione perché sarebbe il segno più evidente che ci apparteniamo gli uni agli altri. La corresponsabilità ha qui la sua origine. Uno mi appartiene se con me vive questo “io, Signore sono niente” e “Tu Signore sei tutto”. E questa è una grazia, è un cammino dove il mendicare è continuo per cui se manca questa domanda si può essere insieme da anni, si può essere padri e figli, superiori e sudditi e rimanere estranei l’uno all’altro pur vivendo gomito a gomito. Ciò che mi sostiene in queste opere che non ho mai cercato, perché, come ripeto non sono venuto in Paraguay per questo, è solo questa sproporzione in cui è evidente la Presenza del Mistero che mi chiede tutto. Ma se non fosse evidente questo me ne andrei oggi stesso, perché un uomo non può con le sue forze sostenere neanche un filo d’erba. Solo che c’è come un fuoco ardente, direbbe il profeta, nelle mie ossa e non può impedire che arda.  Il solo pensiero che Dio si è fatto carne per me mi fa esultare dalla gioia e per questo non posso non farmi tutto per tutti, accogliendo su queste povere spalle sostenute dalla Madonna quanti bussano alla porta carichi di dolore. Ed è il motivo per cui busso alle porte di tutti perché la Provvidenza che governa il mondo dentro un disegno di amore si serve della realtà, realtà che è tutto il nostro essere, tutta la nostra umanità. Per cui avvicinandosi il Natale voglio ringraziare quanti appartenendo a questa amicizia, a questa iniziativa divina ci accompagnano anche economicamente, seguendo le migliaia di esempi di cui è fatta la storia della carità nella Chiesa. Ora si serve delle nostre povere mani per compiere le sue meraviglie. Si serve di noi per mostrarci cosa può fare un popolo quando riconosce il Signore. La stessa Banca Mondiale attraverso due dei suoi direttori incontrati a Washington dove mi avevano invitato a parlare sulla crisi economica  (io che ho la quinta elementare per lo Stato Italiano. . . c’è proprio da ridere) è rimasto colpito dal fatto che il 76% delle risorse nostre per le spese ordinarie sono locali e il 24% straniere. E volevano capire il perché e il per come. Ed è stato bello perché ho potuto dire con la mia esperienza che cosa significa che la realtà è provvidenziale e che non c’è un uomo che quando si lascia educare non diventi protagonista del proprio destino. Ma perché questo accada è necessario vibrare di quella passione di S. Caterina. Per cui mi permetto a nome dei volti di Gesù che soffrono di chiedere a chi mi è amico in occasione del Natale una piccola goccia della libertà per essere parte di quel 24% che aiuta quest’opera. Ringrazio con tutto il cuore gli amici della ONLUS “da zero a uno” per lo slancio con cui ci accompagnano. Mi permetto di allegare il codice IBAN della ONLUS e quella di sempre della UNICREDIT. P.Aldo DAZEROAUNO ONLUS Banca Popolare di Milano IBAN. IT 60 X 05584 01613 000000031365 _____________                   TRENTO ANTONIO UNICREDIT BANCA FILIARI DI FONZASO, BELLUNO CODICE IBAN IT14 Z 02008 61120 000004701742

lunedì 28 novembre 2011

Messaggio, 25. novembre 2011

"Cari figli, oggi desidero darvi la speranza e la gioia. Tutto ciò che è attorno a voi, figlioli, vi guida verso le cose terrene ma Io desidero guidarvi verso il tempo di grazia perchè in questo tempo siate sempre più vicini a mio Figlio affinchè Lui possa guidarvi verso il suo amore e verso la vita eterna alla quale ogni cuore anela. Voi, figlioli, pregate e questo tempo sia per voi il tempo di grazia per la vostra anima. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

domenica 13 novembre 2011

Giovanni, un amico che ci ha mostrato Cristo

TESTIMONI Giovanni, un amico che ci ha mostrato Cristo 08/11/2011 - A Varese i funerali di Giovanni Bizzozero, lo studente   di Veterinaria morto nella notte tra giovedì e venerdì in un   incidente: «Attraverso di lui, il Signore ci chiede: cos'hai di più   caro?». L'omelia di don Ambrogio Pisoni Giovanni Bizzozero. Varese, Basilica di San Vittore, 7 novembre 2011 Ti ringraziamo, Signore Gesù, perché ci hai commossi fin qui oggi.   Non è una svista linguistica, ma un giudizio che dice fino in fondo   la verità di quello che stiamo vivendo in questo momento   assolutamente unico: siamo qui perché un Altro ci ha chiamati, ci sta   muovendo, ha così a cuore la nostra vita che ci ha condotti fin qui   insieme, cioè ci ha com-mossi. E ha cominciato a commuoverci qualche   tempo fa: 23 anni fa per il padre e la madre di Giovanni, qualche   tempo dopo (fino a poche ore fa) per ciascuno di noi. Altrimenti non   saremmo qui. Perché è il Signore, è Lui, Colui che non possiamo cercare tra i   morti perché è vivo! È resuscitato, cioè è qui adesso. Sta   accadendo adesso, nella festa della vita che è la Sua Santa   Eucaristia che stiamo celebrando. È questo Signore che un giorno è   entrato, discretamente e definitivamente, nella vita di Giovanni: nel   giorno del suo Battesimo, il regalo più grande che i suoi genitori   hanno fatto alla sua vita. E poi attraverso l’incontro definitivo,   affascinante, pieno di bellezza, di musica, di gioia, di letizia: è   stato l’incontro con il carisma donato a don Giussani che, a un   certo punto, ha affascinato con la sua forza di bellezza   irresistibile il cuore, la libertà, la ragione, la carne di Giovanni.   Perché noi abbiamo avuto la grazia di incontrarlo così. Così che oggi, alla radice del nostro cuore, sta balbettando in   qualcuno, in altri forse in maniera più chiara, più potente, la   domanda dei discepoli di Gesù consegnata per sempre al Santo Vangelo.   La domanda che Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Bartolomeo, davanti   alla persona di Gesù, davanti ai Suoi gesti e alle Sue parole,   sentivano prepotente ergersi dentro di loro, fino ad affiorare sulle   loro labbra: «Chi sei Tu, cui il mare e il vento obbediscono?». Chi   sei Tu, che sei capace ancora oggi di affascinare così la nostra   vita? Chi sei Tu, che hai preso fino alla radice il cuore di Giovanni   e hai compiuto la sua vita? Perché quando ci si congeda da questo   mondo, la ragione è una sola (la Chiesa l’ha ricevuta, questa   ragione, la custodisce e l’annuncia al mondo in maniera   instancabile): il congedo da questa vita avviene quando il nostro   compito si compie, quando abbiamo assolto il nostro compito. A 23   anni, a 16 anni, a 100 anni… La morte, l’ultimo atto di una vita   che si è consegnata, è il suggello di questo. Siamo qui perché noi abbiamo avuto la grazia di incontrare questo   amico. Con gli occhi sempre aperti, con il cuore sempre attento, con   una generosità senza limiti non dovuta alla bellezza del suo   temperamento. Giovanni non ha avuto pudore nel manifestare nella sua   vita il segreto che l’animava, la forza che la rendeva giovane ogni   giorno, la bellezza che l’affascinava: forza, bellezza, bontà,   verità, che hanno il nome e il volto di Gesù Cristo. A questa   Presenza, Giovanni ha consegnato la sua vita. E il Signore è stato   generoso: attraverso di lui, infatti, ha toccato almeno le vite di   noi qui oggi. E chissà quante altre. Così che il Signore, attraverso   di lui, ancora una volta ha confermato il metodo con cui sta nella   storia, con cui rimane presente, vivo tra i vivi: il metodo è la   testimonianza. Così noi possiamo ancora oggi conoscere Cristo, e dopo   la vita terrena di Giovanni possiamo dire, e dobbiamo dire: «Signore   grazie, perché ti conosciamo di più: Ti sei concesso a noi,   attraverso Giovanni». Perché è questo che è veramente accaduto. Qualcuno, incontrandolo in questa stagione così intensa della sua   vita, quando lo vedeva così limpidamente ingenuo di fronte alle cose,   faceva fatica a trattenere un sorriso lievemente imbarazzato. Di   quell’imbarazzo strano che ci prende sempre, quando siamo davanti ai   testimoni del Signore, davanti ai bambini. Perché essere cristiani   vuol dire essere chiamati a diventare grandi come un bambino, e   Giovanni è diventato così rapidamente grande come un bambino, che il   Signore gli ha detto: «Vieni, servo buono e fedele, vieni. Adesso   continuerai a lavorare con me dall’altra parte». Cioè più   presente di prima. Quel sorriso imbarazzato che ci mette un po’ in   difficoltà, perché facciamo ancora fatica ad arrenderci di fronte   alla testimonianza disarmante del Mistero. Eppure siamo costretti a   renderci ancora conto che veramente si può vivere così, come ha   vissuto Giovanni. Cioè lasciando che il Signore diventi realmente il   Signore della mia vita. Il Signore dell’istante. Il Signore della   libertà. Il Signore del cuore. Il Signore della ragione. Il Signore   della carne e del sangue. Qualcuno tornerà a casa più pensoso, perché il testimone ci   inquieta. Come è inquietante la presenza del Signore, quel Signore   che - come don Giussani instancabilmente ci ricordava - ama la nostra   libertà più della nostra salvezza. Per questo è inquietante.   Eppure è così segretamente atteso, così desiderato. Così che   quando incontriamo i Suoi amici, i Suoi testimoni, coloro che hanno   avuto l’umiltà e il coraggio di rispondere alle domande di Gesù…   Come è stato per Giovanni, perché Giovanni ha risposto alle domande   di Gesù, alle domande consegnate per sempre alla Sua parola scritta e   santa, il Vangelo: «Giovanni, che cosa stai cercando?». È la   domanda che fa ad ognuno di noi: prima di morire bisogna rispondere a   questa domanda! E non sappiamo quando accadrà. «Che dice la gente di   me, Giovanni? E tu cosa dici?». Fino a quel momento drammatico e   supremo in cui il Signore ha avuto il coraggio di chiedere a   Giovanni, come a noi oggi: «Giovanni, se ne sono andati tutti. Non   hanno retto di fronte allo scandalo di un amore così grande che si   concede nella carne, perché se tu non mangi la mia carne… Giovanni,   vuoi andartene anche tu come gli altri?». E Giovanni è rimasto: se   andiamo via da te, Signore, dove andremo? Che ne sarebbe della nostra   vita senza di te? Della nostra vita, del nostro piangere e del nostro   sorridere, del nostro lavoro e del nostro amore, delle nostre lacrime   e della nostra fatica. Fino all’ultimo: «Giovanni, mi ami tu?   Ester, mi ami tu? Flavio, mi ami tu?». A ciascuno di noi che siamo   qui: «Mi ami tu? Che cosa ti è veramente caro nella vita?». Il   Signore attraverso Giovanni ce l’ha detto: «Non c’è nulla di   più caro che la mia vita. Perché senza di me non potete vivere». Per questo, oggi il nostro sentimento deve, almeno una volta (e forse   per qualcuno è la prima volta), sottomettersi al giudizio. E il   giudizio non è una parola astratta: il giudizio è questa assemblea   di noi qui, che stiamo partecipando dell’atto di Cristo che rinnova   il Suo sacrificio per la salvezza del mondo, l’Eucaristia. Questa   assemblea è il giudizio sul mondo: Egli è vivo, non cercatelo più   tra i morti! Egli è vivo ed è qui! E ha riempito di Sé a tal punto   la vita di Giovanni, che il cuore di Giovanni a un certo punto   sanguinava di amore per Lui. Questa è la verità sulla sua così   breve e intensa vita. Ma la nostra vita non è mai breve, perché il tempo - ci ricordava   don Giussani - non è qualcosa che passa: è Cristo che ci viene   incontro. Non dimentichiamolo. Questa è la grande risposta alla   domanda inesorabile che Agostino ha consegnato a tutta la storia   della Chiesa, a tutti gli uomini: che cos’è il tempo? Il tempo è   Cristo che mi viene incontro. Il Signore dell’istante, il Re della   gloria, dello spazio e del tempo, capace di riempire la vita nostra   fino a quel punto. Di renderla piena di ingenua baldanza. L’abbiamo   visto coi nostri occhi, cos’è l’ingenuità. E Giovanni era un   ingenuo: non come può essere ingenuo un bambino, che paga ancora il   debito dell’essere bambino, ma quell’ingenuità voluta che nasce   da un amore totale. Da un sì a Cristo senza riserve. Così si sta nel   mondo. A 20 anni e a 90 anni, si sta nel mondo così, perché questa   è la ragionevolezza suprema cui siamo chiamati: vivere così perché   Cristo è tutto, presente qui e ora. Grazie, Signore, che ci hai permesso di incontrarlo. Perché adesso,   tornando alle nostre case, dicendo «arrivederci» a Giovanni,   conserviamo la memoria della sua testimonianza come sorgente della   nostra speranza. Perché, nella vita della Chiesa, la speranza   coincide con la memoria: fiori bellissimi che rinascono continuamente   dalla radice della fede, cioè dall’uomo che Lo riconosce presente. Torneremo alle nostre case più lieti, ne sono certo. La letizia è   quella strana posizione del cuore che nasce miracolosamente dalla   fede, e che convive anche con il dolore. E solo in quel momento svela   il suo volto vero: il dolore, il nome vero dell’amore. Torneremo   alle nostre case più certi, più lieti, e perciò più inquieti:   «Chi sei Tu, Signore, capace di compiere (oggi, adesso, qui, in   questo momento!) questo miracolo? E di convocarci così?». Non   abbiamo potuto rimanere a casa, non abbiamo potuto vivere questo   lunedì come il lunedì dell’anno passato o come il giorno prima.   Non abbiamo potuto farlo. Perché? Chi sei Tu, capace di riempire di   questa letizia la nostra vita? Chi sei Tu, capace di rendere così   certa la nostra vita, in un mondo che grida tutto il contrario di   questo? Eppure il mondo attende questo. Tutto il mondo e tutti gli   uomini attendono Cristo, cioè i suoi testimoni. Giovanni non ha mai   detto “no”. E, se è stato possibile per lui, è possibile per me   ed è possibile per te. Nell’abbraccio di Cristo che è il   Battesimo, nel germogliare continuo, nel rinnovarsi instancabile del   nostro essere nuova creatura. Per questo, Giovanni, ti diciamo grazie. E, così come ci hai   accompagnato in questi brevi istanti così definitivi della tua vita   su questa terra, Giovanni, ti preghiamo: non abbandonarci! Anzi,   siamo certi che non ci abbandonerai, perché la memoria della tua   storia diventa già adesso sorgente di speranza e di certezza   rinnovata. Perché sappiamo (altrimenti non saremmo qui) che si può   davvero vivere così. La tua testimonianza porterà alla vera domanda:   abbiamo bisogno di Te, Signore Gesù. E basta. In ciò che viviamo   abbiamo solo bisogno di Te. Lasciamo che la nostra vita, come quella di Giovanni, si lasci   mendicare da Cristo. La cosa più ardua della nostra vita è accettare   di essere amati da Cristo così: «Egli, mendicante del nostro cuore,   e il nostro cuore mendicante di Lui». Parole indimenticabili   proclamate con voce vibrante di emozione e di certezza da don   Giussani davanti al Papa (e perciò davanti al mondo intero), il 30   maggio 1998 in Piazza San Pietro. Questa è la bellezza della vita   dell’uomo: Cristo, mendicante del nostro cuore, e il nostro cuore   mendicante di Cristo. Questa mendicanza è la nostra ricchezza. Questa   mendicanza è la nostra certezza. E, per questo, sia lodato Gesù   Cristo