giovedì 30 giugno 2011

Cardinale Scola a Milano: l’augurio di don Carrón

Appresa la notizia della nomina del cardinale Angelo Scola a arcivescovo di Milano, don Julián Carrón ha inviato il seguente messaggio a nome di tutto il movimento di Comunione e Liberazione:
Eminenza carissima, ci uniamo alla gioia del popolo ambrosiano per la Sua nomina a arcivescovo di Milano, grati allo Spirito e al Santo Padre che L’ha scelta come successore di Sant’Ambrogio e San Carlo. «Sufficit gratia Tua»: la fede e la passione per Cristo che abbiamo sempre visto in Lei ci rende certi che questo vorrà condividere con tutti coloro che incontrerà come pastore di Milano.
 Come ogni battezzato ambrosiano desideriamo essere confermati nella fede per comunicare ai fratelli uomini il fascino dell’incontro con Cristo, sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in noi in tutti gli ambienti di vita, di studio e di lavoro.
 Per questo consegniamo nelle Sue mani le nostre persone e le nostre comunità sparse in tutta la diocesi, per continuare a collaborare alla missione della Chiesa secondo la natura del carisma che abbiamo ricevuto da don Giussani − nostro padre nella fede −, che ha nella testimonianza la sua espressione compiuta, certi che la nostra fede è per la Chiesa e per il mondo.
 La Madonna di Caravaggio La sostenga nello struggimento perché Cristo sia conosciuto e assicuri fecondità al Suo ministero, così che tutti possiamo fare esperienza oggi − seguendo il nuovo Arcivescovo − della grande tradizione ambrosiana: «Ubi fides ibi libertas» (S. Ambrogio).
 Don Julián Carrón
l’ufficio stampa di CL
 Milano, 28 giugno 2011.

mercoledì 22 giugno 2011

lettera 21 giu 2011

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Da: padre Aldo TRENTO
 Data: Tue, 21 Jun 2011 18:10:24 -0400



Carissimi ecco le foto ricordo degli 11 bimbi della “Casetta di Betlemme” battezzati domenica. La maggioranza di loro non ha nessuno, ma adesso possono dire “Padre” al Mistero. Che responsabilità per me e gli amici che il loro battesimo ci ha regalato! Una responsabilità possibile a viverla solo se il mio io è definito momento per momento dalla certezza “Io sono Tu che mi fai”. Da questa certezza dipende tutto il cammino educativo e la loro maturità.
 Li guardo e vedo la grandezza e bellezza del Mistero che ha permesso che nascessero in condizioni disumane e violente per poi riprenderseli e portarli dove Sua Presenza è evidente.
 Li guardo e commosso penso a quanto dice il profeta: “prima di formarti nel ventre di tua madre io ho pronunciato il tuo nome”.
 Che bello: io come i miei piccoli siamo stati pensati da sempre da parte di Dio! Che bello: io come i miei bambini siamo stati chiamati per nome, ossia siamo Suoi, gli apparteniamo da sempre. Allora il modo con cui siamo stati concepiti è secondario (non perché non sia importante…anzi) perché la nostra identità viene prima, viene dall´eternità. Allora anche se concepito nella violenza, questo non definisce più la mia personalità.
 L´aborto è terribile perché elimina un nome che Dio ha pronunciato da sempre. Allora capite perché sono dei tesori per me le bambine in cinta, anche di 12 anni d´età, che abitano con noi, salvate da quelle diaboliche ONG che fanno di tutto perché abortiscano.
 Una ragazzina delle favelas, vittima dall´etá di 9 anni del CRACK, non voleva il bambino di cui era incinta ed è arrivata in condizioni indescrivibili. Ha partorito una bellissima bambina (lei ha 15 anni) e all´inizio non la accettava. Sono passati tre mesi e lei, la mamma, è un´altra, è una vera donna, una vera mamma. Anche il suo aspetto fisico è cambiato: è bella, ben vestita, pulita, orgogliosa della sua femminilità. Vederla allattare la sua bambina fa una tenerezza enorme.
 Non più il passato come “piragnita” (da piragne, è il gergo che usano questi bambini delle favelas che rubano, ne fanno di tutti i colori) ma un inizio di coscienza di essere frutto dell´ESSERE, di quel “Tu che mi fai”. Certo dentro una compagnia di 24 ore. Ma è così che il Mistero ci fa compagnia. Lucilla, la figlia dell´amico Luigi Amicond, oggi diceva: “Io non faccio altro che dire “Si” a Liz (una bambina con gravissimi problemi psichici, di movimento e fisici), e questo “SI” ha cambiato Liz e ha cambiato me. E dire “SI” vuol dire rispondere ai suoi bisogni, vuol dire stare sempre con lei. E questo “SI” che dico a lei, lo dico a tutti i bambini. Ma posso dirlo perché un altro lo dice a me”.
 Ed è proprio bello vedere questa bambina di 12 anni, ma sembra che ne abbia la metà, e non parla, vederla felice e che fa di tutto per rispondere alle provocazioni di Lucilla. E Lucilla che la guarda, la guarda per percepire cosa vuole, cosa la realtà le chiede per rispondere “SI”. Educare è solo dire “SI” alla realtà.
                                                                                                           P. Aldo

venerdì 17 giugno 2011

Lettera 17/06/2011

Cari amici, prima o poi dovremmo morire, anche se spesso ci dimentichiamo, allora come vorresti morire? Aldo, un uomo di 36 anni ammalato terminale di cancro arrivando alla clinica mi ha detto: ”sono venuto qui perché voglio prepararmi bene all´incontro definitivo con Gesù. Voglio morire con dignità, cioè con il Santo Rosario in mano e Gesù Eucaristico. Il rosario è la mia arma per vincere questa battaglia finale. Padre, accompagnami in questa lotta perché io voglio vedere Gesù”.
 Dio conceda a tutti noi questa libertà.
                                                                                                           P. Aldo

domenica 12 giugno 2011

lettera 10 giu 2011

Da: padre Aldo TRENTO
 Data: Fri, 10 Jun 2011 15:08:26 -0400
 Oggetto: lettera 100629011

 Carissimi, prendendo sul serio quanto Carrón ci dice, facendo un lavoro permanente, verificando ogni momento la ragionevolezza della fede, il dubbio sparisce lasciando il posto a una certezza granitica che neanche la peggiore condizione in cui uno può trovarsi lo fa tremare. Questo non significa e lo sperimento tutti i giorni da più di 20 anni che mi sia risparmiata ´esperienza di solitudine, di dolore che Gesù stesso ha vissuto nel Getsemaní o sulla croce.
 Quante volte ho gridato e grido “Padre se possibile passi da me questo calice”, o quante volte ho cercato inutilmente una compagnia che “vegliasse” con me! Pero dentro questo deserto, questa battaglia il lumino della fede ha sempre vinto e anche se in certi momenti il grido di Gesù si fa vivo “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” è come che immediatamente vinca la posizione della fede: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta” o “Nelle tue mani affido me stesso”.
 Vedere ogni giorno persone morire o tanto dolore innocente mi permette di vivere continuamente questa esperienza. Dico esperienza perché sempre più chiaro risulta che Dio è tutto, che Dio si occupa di me e di ognuno di noi con una tenerezza infinita.
 Ieri è morta Domenica, una bellissima ragazza ammalata de AIDS. La sua giovane vita era stata distrutta dalla prostituzione cui era stata obbligata dal suo convivente, un tedesco, sparito quando si è ammalata. Leggere la sua cartella clinica è da infarto nel vedere a cosa può arrivare una persona quando sul suo cuore non c´è Dio. In questi ultimi mesi viveva in una casa le cui pareti erano di cartone e di celofan. L´abbiamo trovata abbandonata nel pavimento di terra, sola. Viveva con un uomo, nella miseria assoluta. L´abbiamo portata alla Clinica, ma lei già aveva deciso di morire. Non voleva sapere niente del mangiare, né dei medicamenti. In un momento di crisi ha avuto una reazione brutta con una infermiera che si è punta un dito con una siringa con la quale le aveva applicato una iniezione. Un dramma nel dramma.
 La infermiera, una bella ragazza, madre di quattro bambini, di cui tre sono gemelli, dopo un primo momento di paura e messasi in contatto con il medico responsabile del reparto a cui tempo fa era successo la stessa cosa, scrive queste parole: “appena mi sono resa conto dell´accaduto mi sono tolta i guanti, mi sono lavata, ho chiamato il medico per vedere cosa fare e ho provato una forte angustia. Ma subito ho consegnato tutto a Dio e mi sono ricordata ciò che mi era stato detto in un incontro di catechesi: ’Il demonio favorisce queste cose perché nasca in noi il dubbio: perché Dio permette queste cose?’ Ma io ho la certezza che anche questa prova è una Grazia di Dio che mi ama per cui lascio tutto nelle sue mani, perché si faccia la sua volontà e questo mi dona tanta pace”.
 Domenica, guardandola con amore, incominciò a calmarsi, a prendere le medicine e quando le chiedevo: “Vuoi un gelato?”,mi rispondeva: “Si padre, lo voglio alla vaniglia”.
 La depressione sembrò calmarsi un po’ e fu bello quando chiese il Battesimo e la Prima Comunione. Fu un momento che anche il suo stato di salute migliorò. Ricevette l´Eucarestia fino alla mattina del giorno in cui morì. La guardai, era ancora più bella. Il suo corpo mai amato e sempre usato aveva ritrovato un’armonia soppressa da anni di prostituzioni. Ancora una volta Dio ha vinto, ancora una volta l’evidenza che Dio non abbandona i suoi figli per quanto disperati siano si impone agli occhi di tutti.
 Era il riaccadere del fatto dell’adultera, della Samaritana. Allora, come non arrendersi all´evidenza, alla ragionevolezza della fede?
 E tutti i giorni è così, amici. Davvero siamo i viventi, davvero Cristo ha già vinto tutto. Amici vedo come Dio è attento a chi non ha niente, vedo come Dio ama e raccoglie quelli che il mondo chiama i rifiuti umani. Davvero per Dio non esiste il figlio buono o cattivo, esiste solo il figlio.
                                                                                   P. Aldo