domenica 28 novembre 2010

La tua firma per salvare Asia Bibi e il Pakistan

di Bernardo Cervellera
 
Una raccolta di firme (da inviare ad AsiaNews o direttamente al presidente pakistano) per cancellare la condanna della donna cristiana che attende l’impiccagione per blasfemia. Ma chiediamo anche di cancellare o cambiare la legge sulla blasfemia, che sta distruggendo la convivenza e lo sviluppo del Pakistan.

Roma (AsiaNews) - Spinti dai nostri lettori, AsiaNews ha deciso di lanciare una raccolta internazionale di firme da inviare al presidente pakistano Asif Zardari perché salvi la vita di Asia Bibi, condannata all’impiccagione per blasfemia. AsiaNews chiede anche che il presidente Zardari cancelli o cambi l’iniqua legge sulla blasfemia, che uccide tante vittime innocenti e distrugge la convivenza nel Paese. Per sostenere queste richieste, vi chiediamo di inviare un messaggio a questo indirizzo e-mail:
 
 
Potete anche inviare direttamente i messaggi all’indirizzo del presidente pakistano:
 
 
La nostra campagna si affianca a diverse altre sorte in Italia (con Tv2000), in Pakistan, in India, negli Stati Uniti.
 
Asia Bibi, una donna cristiana di 45 anni, madre di cinque figli, è stata condannata a morte per blasfemia il 7 novembre scorso. Un tribunale del Punjab ha sentenziato che la donna, una lavoratrice agricola, ha offeso il profeta Maometto. In realtà, Asia Bibi è stata dapprima offesa come “impura” (perché non islamica); poi ha difeso la sua fede cristiana di fronte alle pressioni delle altri lavoranti musulmane. Il marito di una di loro, l’imam locale, ha deciso di lanciare l’accusa e denunciare la donna, che è stata prima picchiata, poi imprigionata e infine, dopo un anno, condannata.
 
Asia Bibi e suo marito Ashiq Masih hanno deciso di ricorrere in appello per rovesciare la sentenza. Intanto però, per la donna, si prospettano mesi di prigionia, alla mercé delle guardie carcerarie o di qualche fanatico che potrebbero eliminarla pensando di rendere gloria ad Allah.
 
Finora, infatti, la legge sulla blasfemia non ha portato all’esecuzione di nessuno degli accusati o condannati. Ma vi sono 33 accusati uccisi in prigione, da qualche guardia, o nelle vicinanze del tribunale. Gli ultimi in ordine di tempo sono due cristiani protestanti, il pastore Rashid Emmanuel e suo fratello Sajjad, colpiti in pieno viso con armi da fuoco mentre lasciavano la corte di Faisalabad
lo scorso 19 luglio. Ma a queste vittime dovremmo anche aggiungere i massacri di villaggi interi, a Gojra, Korian, Kasur, Sangla Hill, dove le case di centinaia di cristiani sono state date alle fiamme e dove donne e bambini sono stati uccisi o arsi vivi, solo perché un membro del villaggio era stato accusato di blasfemia.
 
È ormai evidente che questa legge è divenuta uno strumento nelle mani dei fondamentalisti, che aizzano i musulmani contro i cristiani per misurare l’ampiezza del loro potere sulla società pakistana. È pure evidente che la quasi totalità delle accuse di blasfemia nascono solo da invidie, vendette, competizioni, e che l’arresto dell’accusato è solo il primo passo per giungere al sequestro della sua terra, alla razzia, alle ruberie.
 
Desideriamo salvare Asia Bibi con tutto il cuore. Ma non possiamo accontentarci solo di questo. Dobbiamo premere perché questa legge, definita “oscena” dagli stessi pakistani, venga cambiata o meglio ancora, cancellata.  Essa è stata voluta dal dittatore Zia ul-Haq nell’86, che in cambio di un “contentino” alla comunità islamica ha comprato il loro appoggio. Ma facendo questo ha messo le basi per la distruzione del Pakistan. Questo Paese, fondato come repubblica laica e neutrale verso le religioni, è divenuto uno Stato islamico, che uccide la sua stessa popolazione, distrugge il tessuto sociale e preoccupa la comunità internazionale.
 
La legge sulla blasfemia è divenuta una spada di Damocle su ogni persona e soprattutto su ogni minoranza, e ne fanno le spese i cristiani, gli ahmadi, gli indù, ma anche i musulmani sciiti e sunniti.
 
Cancellare questa legge – o almeno frenarla – ridà fiato alla convivenza interconfessionale in Pakistan e dà maggior slancio alla democrazia e allo sviluppo. Questo darà anche maggior respiro e sicurezza alla comunità internazionale, che vede con preoccupazione l’espandersi del dominio talebano in un Paese che ha ordigni nucleari.
 
Noi crediamo che l’unico baluardo alla crescita di fondamentalismo sia garantire una convivenza alla pari fra cristiani e musulmani. Per questo chiediamo che venga salvata la vita di Asia Bibi. E con questo chiediamo e speriamo che si salvi anche il Pakistan.

giovedì 25 novembre 2010

Messaggio, 25. novembre 2010

"Cari figli, vi guardo e vedo nel vostro cuore  la morte senza  speranza, l'inquitudine e la fame. Non c'e' preghiera ne fiducia in Dio percio' l'Altissimo mi permette di portarvi speranza e gioia. Apritevi. Aprite i vostri cuori alla misericordia di Dio e Lui vi dara' tutto cio' di cui avete bisogno e riempira' i vostri cuori con la pace perche' Lui e' la pace e la vostra speranza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Papa, muore una delle Memores della Famiglia pontificia

È morta all’alba di oggi una delle quattro Memores Domini che formano la Famiglia Pontificia. Manuela Camagni – questo il suo nome – è stata investita nella serata di ieri da un’auto, riportando un grave trauma cranico. È stata trasportata d’urgenza al Policlinico Umberto I, ma ogni tentativo di operarla è stato inutile, e alle prime luci di questa mattina è deceduta. L’incidente è avvenuto su via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Pola. Il conducente della Fiat Panda che l’ha travolta si è fermato a prestare soccorso. L’auto apparterrebbe a un istituto di vigilanza. Non si conoscono ancora particolari sulle esequie. Originaria di Cesena, Manuela aveva prestato il suo servizio anche a Tunisi, al tempo in cui era vescovo monsignor Fouad Twal, attuale patriarca latino di Gerusalemme.


Comunicato stampa

Messaggio di don Julián Carrón per la morte di Manuela Camagni, Memores Domini della famiglia pontificia
  Appresa la notizia della morte improvvisa di Manuela Camagni, Memores Domini che prestava il proprio servizio nell’appartamento papale, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha inviato questo messaggio a tutto il movimento:
«Cari amici, la morte improvvisa della nostra amica Manuela Camagni è la modalità misteriosa con la quale il Signore ci costringe a pensare a Lui, rinnovando la certezza che “neanche un capello del vostro capo andrà perduto”, come ci ha detto la Liturgia di oggi. Stringiamoci ancora più intensamente nell’abbraccio del Santo Padre, come figli che vogliono condividere in tutto la sua umanità ferita.
“Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici”. Il suo dare la vita si è manifestato in modo evidente e sorprendente sia attraverso la disponibilità di Manuela alla missione, nell’esperienza di Tunisi, sia nel servizio al Santo Padre. Il suo sacrificio rinnovi in tutti noi la verità del nostro “sì”, perché la vittoria di Cristo si affermi sempre di più nei nostri cuori.
Don Giussani ottenga dalla Madonna il dono della felicità eterna per la nostra amica e quello della consolazione per il Papa».

l’ufficio stampa di CL
Milano, 24 novembre 2010.

domenica 14 novembre 2010

Salviamo Asia Bibi

Salviamo Asia Bibi (vedi appello di tv2000 in fondo)
Posted: 11 Nov 2010 01:10 PM PST

Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da musulmani di aver offeso Maometto.
Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a “una discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam.
Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro.
Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a insultare lei e i bambini.
L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”.
La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.
Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la spazzatura del mondo”.
Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh, la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità nell’omicidio del marito e per adulterio.
Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi, ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme, di foto esposte.
Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di cristiani.
Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media occidentali. Senza drammi.
Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.
L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: “L’Indonesia è un modello”.
Ecco qualche perla di Obama: “Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”. Poi il presidente americano “esalta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”. Ed ecco un’altra perla: “Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”.
Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75 per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.
E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.
Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni inenarrabili.
A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano, che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e proprio genocidio.
Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state 200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di 800 mila abitanti.
Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha imposto l’indipendenza di Timor Est.
In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.
In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si rifiutavano di convertirsi.
Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo: “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che fendevano le bibbie con la spada”.
In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000, quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla libertà religiosa nel mondo).
A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17 morti e circa 100 feriti.
Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e molte vittime.
Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico: “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si verifichi”.
Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono. Figuriamoci com’è quello cattivo.
Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre 2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16 anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti islamici.
I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono. Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana di Kasiguncu.
Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli islamisti a Poso.
Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché – spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il loro processo.
Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre: “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.
Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.
Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E tanto meno frega a Obama.

Antonio Socci
Da “Libero” 11 novembre 2010


Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà
Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna, com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno, recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a causa della loro fede.
Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero 331 2933554 o all’indirizzo di posta elettronica salviamoasiabibi@tv2000.it. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.

Punjab, donna cristiana condannata a morte per blasfemia

09/11/2010 11:10
PAKISTAN

Per la prima volta una donna viene condannata a morte per questo “reato” in Pakistan. La legge sulla blasfemia è stata introdotta nel 1986 dal dittatore pakistano Zia-ul Haq ed è diventata uno strumento di discriminazioni e violenze. La norma del codice penale pakistano punisce con l’ergastolo chi offende il Corano e con la condanna a morte chi insulta Maometto.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Il Pakistan ha "varcato una linea" condannando a morte una donna cristiana per blasfemia. Asia Bibi, madre di due bambini, operaia agricola di 37 anni, ha ricevuto la sua sentenza da un tribunale del Punjab domenica sera. E’ stata giudicata colpevole di blasfemia, commessa di fronte ad alcuni colleghi di lavoro, in una discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune delle donne che lavoravano con lei cercavano di convincerla a rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam. Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro.
Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da “Release International” una piccola folla si è radunata e ha cominciato a insultare lei e i bambini. L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna. Il direttore di “Release International”, Andy Dipper, ha espresso il suo shock verso la sentenza di domenica. “Il Pakistan ha varcato una linea – ha detto – condannando a morte una donna per blasfemia”. Bibi inoltre è stata multata dell’equivalente di due anni e mezzo di del suo stipendio.
Un’altra donna cristiana, Martha Bibi (non è parente di Asia), è sotto processo per blasfemia a Lahore. Secondo i dati della Commissione nazionale di giustizia e pace della Chiesa cattolica (Ncjp), dal 1986 all’agosto del 2009 almeno 964 persone sono state incriminate per aver profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto. Fra questi 479 erano musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e altri 10 di altre religioni. La legge sulla blasfemia costituisce anche un pretesto per attacchi, vendette personali o omicidi extra-giudiziali: 33 in tutto, compiuti da singoli o folle inferocite.