domenica 26 settembre 2010

Messaggio, 25. settembre 2010

"Cari figli, oggi sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna di pace e vi esorto a vivere ancora di più la vostra vita religiosa  perchè siete ancora deboli e non siete umili. Vi esorto figlioli, a parlare di meno e a lavorare di più sulla vostra conversione personale affinchè il vostro testimoniare sia fruttuoso. E la vostra vita sia una preghiera incessante. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

giovedì 23 settembre 2010

lettera del 18/09/2010

Da: padre Aldo TRENTO

Cari amici,
sono tornato da San Paolo dove ho avuto la grazia di partecipare agli esercizi spirituali dei preti e del gruppo adulto tenuti da Carron. Già l’Internazionale di La Thuile era stata una grazia eccezionale, ma la settimana in Brasile è stato un oceano di grazia. Il punto di partenz è stato l’Internazionale, ma il lavoro personale di Carron e un po’ anche il nostro ha permesso a Julian di andare ancora più a fondo a quanto vissuto in Val d’Aosta. Così pure è stato fantastico l’incontro con i 1500 giovani di Marcos e Cleuza sul tema della vocazione.
Appena giunto a casa, l’allegria dei miei bambini non aveva limiti. Erano ansiosi di mostrarmi la pagella del secondo semestre. La media generale era 4 (qui il massimo è 5). Non vi dico la mia sorpresa. L’anno scorso era stato passare da 0 a 1, da nessuno a qualcuno. Adesso che sono “qualcuno” accadono questi miracoli. Abbiamo fatto la festa, letto le pagelle, come papà le ho firmate. Quiandi, una volta messi a letto, ho detto ai miei amici: ” capite cosa vuol dire vivere ogni momento con la certezza che “io sono tu che mi fai?”. La maggioranza assoluta di questi bambini sono vittime delle peggiori violenze sessuali, abusati dal padre o dal patrigno. Erano arrivati con le faccine stravolta, carichi di violenza. Molte bambine violentate, per avvicinarsi a me, uomo, c’è voluto tempo e pazienza.

Ma quel “io sono tu che mi fai” che per osmosi si trasmette a loro, cambia, fa rinascere l’io. e la allegria che li caratterizza è l’evidenza di questo miracolo. Pensate che il migliore di tutti è stato Gabriele, il bambino senza nome e cognome per molto tempo, tutti 5 nelle materie e 1 in condotta. Quando è arrivato era sola ed esclusivamente violenza. Faceva anche l’impossibile per provocarci, per vedere la nostra reazione, ed era sufficiente un richiamo per diventare furioso. Guardava tutti con cinismo e con la faccia di chi vuole sfidarti. Non c’era regola: lui decideva tutto. Ha dieci anni.quante volte di fronte all’impotenza, alla rabbia, al pianto, alla possibile decisione di cacciarlo via, con tutte le domande dentro di me, ho ripetuto “io sono tu che mi fai” certo (anche se quando tutto mi sembrava crollare ho avuto la tentazione di pensare che per Gabriele non c’era speranza) che da qui lui sarebbe rinato. E così è stato. “Io sono tu che mi fai”. Da questa certezza sono nati tutti i tentativi, la scelta per arrivare al suo cuore. E soprattutto guardarlo come Dio mi guarda, come Giussani mi guarda nella esperienza che ci fa fare Carron. Non psicologi ecc. (anche se con noi c’è una psico-pedagoga), non terapie se non quella dello sguardo. E da questo stare davanti a lui, alla sua violenza, con questo sguardo sono nate anche le famiglie per l’accoglienza, che ogni fine settimana si portano a casa la maggioranza dei bambini. Ed è bello vedere come i bambini sono felici e orgogliosi di stare con una famigli. Tutta la nostra pedagogia, dal revisionare tutte le sere l’armadio per vedere se è in ordine o no, al come trattiamo ogni dettaglio, nasce solo da questo “io sono tu che mi fai”. Ed è stupendo, commovente, perché se “io sono tu che mi fai”, mi fai adesso, per cui tutto è ordinato, armonico, bello. Per questo la casetta di Betlemme è bella, ordinata, piena di fiori. Tutti lavano, puliscono, chi lavora in cucina o lava i piatti (da 5 anni in su) ha il suo grembiule, il suo berretto corrispondente ecc.

Infine una cosa bella, sempre frutto di questa commozione “io sono tu che mi fai”: un bambino per fare dispetti ha gettato un bel po’ di sassi nella piscina della casetta. Che fare? Punirlo? Chiaro che si! Ma come? E qui la genialità della risposta:” Giorgio, da oggi in poi tu sei il responsabile della pulizia della piscina”. Bene, da allora i sassi sono la loro posto e la piscina ben pulita e ben custodita … e vedeste con che responsabilità vive il compito.
Con affetto
Padre Aldo


domenica 19 settembre 2010

Benedetto XVI agli studenti inglesi, sett. 2010

INDIRIZZO DEL SANTO PADRE AGLI ALUNNI
 Campo sportivo del St Mary’s University College
    
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo,
Cari giovani amici,
desidero anzitutto dirvi quanto sia lieto di essere oggi qui in mezzo a voi. Estendo il più cordiale saluto a tutti voi, convenuti alla “Saint Mary’s University” dalle scuole e dai collegi cattolici del Regno Unito, e a tutti coloro che ci stanno seguendo alla televisione o via internet. Ringrazio il vescovo McMahon per il suo cortese benvenuto e il coro e la banda per la bella musica eseguita poco fa, che ha dato inizio alla nostra celebrazione. Ringrazio Miss Bellot e Elaine per le gentili parole che mi ha rivolto a nome di tutti i giovani presenti. Guardando ai prossimi giochi olimpici, è stato un piacere inaugurare questa Fondazione sportiva intitolata a Giovanni Paolo II, e prego affinché tutti coloro che la frequenteranno rendano gloria a Dio attraverso le loro attività sportive, così come possano trarre giovamento per se stessi e per gli altri.
Non capita spesso ad un Papa — in verità nemmeno a qualsiasi altra persona — l’opportunità di parlare contemporaneamente agli studenti di tutte le scuole cattoliche dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia. E dal momento che ora io ho questa possibilità, c’è qualcosa che mi sta davvero molto a cuore di dirvi. Ho la speranza che fra voi che oggi siete qui ad ascoltarmi vi siano alcuni dei futuri santi del ventunesimo secolo. La cosa che Dio desidera maggiormente per ciascuno di voi è che diventiate santi. Egli vi ama molto più di quanto voi possiate immaginare e desidera per voi il massimo. E la cosa migliore di tutte per voi è di gran lunga il crescere in santità.
Forse alcuni di voi non ci hanno mai pensato prima d’ora. Forse alcuni pensano che essere santi non sia per loro. Lasciatemi spiegare cosa intendo dire. Quando si è giovani, si è soliti pensare a persone che stimiamo e ammiriamo, persone alle quali vorremmo assomigliare. Potrebbe trattarsi di qualcuno che incontriamo nella nostra vita quotidiana e che teniamo in grande stima. Oppure potrebbe essere qualcuno di famoso. Viviamo in una cultura della celebrità ed i giovani sono spesso incoraggiati ad avere come modello figure del mondo dello sport o dello spettacolo. Io vorrei farvi questa domanda: quali sono le qualità che vedete negli altri e che voi stessi vorreste maggiormente possedere? Quale tipo di persona vorreste davvero essere?
Quando vi invito a diventare santi, vi sto chiedendo di non accontentarvi di seconde scelte. Vi sto chiedendo di non perseguire un obiettivo limitato, ignorando tutti gli altri. Avere soldi rende possibile essere generosi e fare del bene nel mondo, ma, da solo, non è sufficiente a renderci felici. Essere grandemente dotati in alcune attività o professioni è una cosa buona, ma non potrà mai soddisfarci, finché non puntiamo a qualcosa di ancora più grande. Potrà renderci famosi, ma non ci renderà felici. La felicità è qualcosa che tutti desideriamo, ma una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non riescono mai a trovarla, perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio. Abbiamo bisogno del coraggio di porre le nostre speranze più profonde solo in Dio: non nel denaro, in una carriera, nel successo mondano, o nelle nostre relazioni con gli altri, ma in Dio. Lui solo può soddisfare il bisogno più profondo del nostro cuore.
Dio non solo ci ama con una profondità e intensità che difficilmente possiamo immaginare: egli ci invita a rispondere a questo amore. Tutti voi sapete cosa accade quando incontrate qualcuno di interessante e attraente, come desideriate essere amici di quella persona. Sperate sempre che quella persona vi trovi a sua volta interessanti ed attraenti e voglia fare amicizia con voi. Dio desidera la vostra amicizia. E, una volta che voi siete entrati in amicizia con Dio, ogni cosa nella vostra vita inizia a cambiare. Mentre giungete a conoscerlo meglio, vi rendete conto di voler riflettere nella vostra stessa vita qualcosa della sua infinita bontà. Siete attratti dalla pratica della virtù. Incominciate a vedere l’avidità e l’egoismo, e tutti gli altri peccati, per quello che realmente sono, tendenze distruttive e pericolose che causano profonda sofferenza e grande danno, e volete evitare di cadere voi stessi in quella trappola. Incominciate a provare compassione per quanti sono in difficoltà e desiderate fare qualcosa per aiutarli. Desiderate venire in aiuto al povero e all’affamato, confortare il sofferente, essere buoni e generosi. Quando queste cose iniziano a starvi a cuore, siete già pienamente incamminati sulla via della santità.
C’è sempre un orizzonte più grande, nelle vostre scuole cattoliche, sopra e al di là delle singole materie del vostro studio e delle varie capacità che acquisite. Tutto il lavoro che fate è posto nel contesto della crescita nell’amicizia con Dio, e da quell’amicizia tutto quel lavoro fluisce. In tal modo apprendete non solo ad essere buoni studenti, ma buoni cittadini e buone persone. Mentre proseguite con il percorso scolastico dovete compiere delle scelte circa la materia del vostro studio e iniziare a specializzarvi in vista di ciò che farete nella vita. Ciò è giusto e conveniente. Ricordate sempre però che ogni materia che studiate si inserisce in un orizzonte più ampio. Non riducetevi mai ad un orizzonte ristretto. Il mondo ha bisogno di buoni scienziati, ma una prospettiva scientifica diventa pericolosamente angusta, se ignora la dimensione etica e religiosa della vita, così come la religione diventa angusta, se rifiuta il legittimo contributo della scienza alla nostra comprensione del mondo. Abbiamo bisogno di buoni storici, filosofi ed economisti, ma se la percezione che essi offrono della vita umana all’interno del loro specifico campo è centrata su di una prospettiva troppo ristretta, essi possono seriamente portarci fuori strada.
Una buona scuola offre una formazione completa per l’intera persona. Ed una buona scuola cattolica, al di sopra e al di là di questo, dovrebbe aiutare i suoi studenti a diventare santi. So che vi sono molti non cattolici che studiano nelle scuole cattoliche in Gran Bretagna e desidero rivolgermi a tutti con le mie odierne parole. Prego affinché anche voi vi sentiate incoraggiati a praticare la virtù e a crescere nella conoscenza ed amicizia con Dio, assieme ai vostri compagni cattolici. Voi siete per loro il richiamo all’orizzonte più vasto che esiste fuori della scuola ed è fuor di dubbio che il rispetto e l’amicizia per membri di altre tradizioni religiose debba essere tra le virtù che si apprendono in una scuola cattolica. Spero anche che vorrete condividere con chiunque incontrerete i valori e gli insegnamenti che avrete appresi mediante la formazione cristiana ricevuta.
Cari amici, vi ringrazio per la vostra attenzione, vi prometto di pregare per voi e vi chiedo di pregare per me. Spero di vedere molti di voi il prossimo agosto, alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Nel frattempo, che Dio benedica tutti voi!

mercoledì 15 settembre 2010

Un cristiano fra i musulmani cambia le cose

Algeri. Un cristiano in mezzo ai musulmani cambia molte cose. Dà l'esempio di qualcosa di diverso. La nostra amicizia, il nostro spirito di servizio, fanno sorgere delle domande nei nostri compatrioti musulmani, del tipo: "Perché i cristiani si comportano così? Perché vivono in mezzo a noi nonostante siano minacciati?".

lunedì 6 settembre 2010

lettera del 5 settembre 2010

Cari amici, eccomi ritornato a casa. I miei figli felicissimi. Sentite cosa mi ha scritto una bambina: "Voglio dirti che sono felice del tuo ritorno. Che grazia che tu sia ritornato. Mi sei mancato molto. Adesso non voglio chiamarti più P. Aldo ma papà Aldo. Papà - Aldo sei il papà - migliore ed io ti voglio tanto bene e sono felice per il bene che mi vuoi perchè nella mia propria famiglia non mi trattano cosi bene come mi trattano nella Casetta dei Betlemme che è la mia vera famiglia". Elizabeth.

Lascio voi immaginare cosa significa per me vedere che come ho messo i piedi a terra tutti mi sono corsi incontro, dicendo: "Finalmente". La mia gioia era alle stelle, anche perchè il più violento (tempo fa) mostrandomi la pagella del secondo trimestre aveva tutti 5 che è il voto massimo qui in Paraguay. Miracolo dell'amore "Io sono Tu che mi fai" che penetra la fibra più intima dei miei bambini e li cambia.
Nello stesso tempo non ho più visto il piccolo Alberto (foto) di due anni morto durante la mia assenza, lasciandoci tutti nel dolore.

Cosi pure non ho più incontrato Abramo, il giovane che avevo sposato prima di partire ammalato di aid's e cancro: l'avevo lasciato felice in luna di miele nella clinica ovviamente assieme a Susana la ragazza con cui conviveva e che aveva contagiato di aids e con la quale si era sposato prima che partissi (foto)
Lei mi aspettava con il suo carico di amore e dolore. Mi ha consegnato questo biglietto commovente che è un pugno nello stomaco, in particolare per chi ha problemi (spesso infantili) di relazione nel matrimonio:
"Abramo si realizzò come cristiano ed io sono in pace, perchè grazie all'aids ho potuto conoscere Dio, tutta la sua bontà tutto il suo amore. Ora sono rimasta sola, ma con un grande desiderio di seguire vivendo, lottando per un nuovo albeggiare, qui nella clinica Divina provvidenza ho conosciuto persone capaci di tanto amore, dovrebbero esserci altri luoghi come questi per tutti gli ammalati come me perche possano conoscere Gesú. Ho l'aids, e non lo temo per questo.
Non ho paura di raccontare la mia storia perchè  ho incontrato Gesù. I miei parenti quando hanno saputo di questo stanno soffrendo molto, ma io dico a tutti che la morte è una realta che tutti dobbiamo affrontare e per questo siamo chiamati a prepararci bene nella certezza che Dio nostro Padre si sta preoccupando per noi".

Amici questo è il cristianesimo, questa è la fede; se i nostri occhi fossero fissi su questi fatti come saremmo liberi e capaci di gratuita!
Carron, introducendo l'incontro responsabili a La Thuile ci richiamava la prima sera, alla conversione e ricordava le parole del profeta "Ti ho amato di un amore eterno per cui ti ho attirato a me, avendo pietà del tuo niente".
Quanto qui accade è questa consapevolezza, che però (questo è essenziale e dobbiamo chiedere alla Madonna di capirlo) può accadere, come ho visto in tante persone umili e che seguono Carron come figli, guardando come lui vive questa certezza, anche in Italia.
Anzi Chi stando in Italia non la vive, non la vivrà da nessuna parte
Pregate per me e per noi. È il gesto più bello dell'amicizia e solo di questo abbiamo bisogno perche con questo Gesù ci da il resto.
Con affetto
P. Aldo