giovedì 26 agosto 2010

Messaggio, 25. agosto 2010

"Cari figli, con grande gioia anche oggi desidero nuovamente invitarvi: pregate, pregate, pregate. Questo tempo sia per voi tempo per la preghiera personale. Durante la giornata trovate un luogo dove, nel raccoglimento, possiate pregare con gioia. Io vi amo e vi benedico tutti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

venerdì 20 agosto 2010

Hans Kung critico di Benedetto XVI

A titolo di conoscenza, senza condividerlo affatto e in attesa di svolgere delle considerazioni critiche, portiamo a conoscenza quanto scrive Hans Kung sui primi cinque anni di pontificato Ratzinger:


Benedetto XVI ha fallito
i cattolici perdono la fiducia

di HANS KÜNG

Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger  -  oggi Benedetto XVI  -  ed io eravamo i due più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa. Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a voi, in occasione del quinto anniversario dell'elezione di papa Benedetto al soglio pontificio, con una lettera aperta. È questo infatti l'unico mezzo di cui dispongo per mettermi in contatto con voi.

Avevo apprezzato molto a suo tempo l'invito di papa Benedetto, che malgrado la mia posizione critica nei suoi riguardi mi accordò, poco dopo l'inizio del suo pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in modo amichevole. Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all'università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui.

Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere con scrupolo agli impegni quotidiani del papato, e inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli encicliche sulla fede, la speranza e l'amore. Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo pontificato si dimostra ogni giorno di più come un'ulteriore occasione perduta, per non aver saputo cogliere una serie di opportunità:
 - È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l'impossiblità di un riconoscimento delle sue autorità e della celebrazione comune dell'Eucaristia.
- È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l'uso preconciliare della preghiera per l'illuminazione degli ebrei; ha accolto nella Chiesa alcuni vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e prende in seria considerazione l'ebraismo solo in quanto radice storica del cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza. In tutto il mondo gli ebrei hanno espresso sdegno per le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del venerdì santo ha paragonato le critiche rivolte al papa alle persecuzioni antisemite.
- Con i musulmani si è mancato di portare avanti un dialogo improntato alla fiducia. Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI ha dato dell'islam un'immagine caricaturale, descrivendolo come una religione disumana e violenta e alimentando così la diffidenza tra i musulmani.
- È mancata la riconciliazione con i nativi dell'America Latina: in tutta serietà, il papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati "anelassero" ad accogliere la religione dei conquistatori europei.
- Non si è colta l'opportunità di venire in aiuto alle popolazioni dell'Africa nella lotta contro la sovrappopolazione e l'AIDS, assecondando la contraccezione e l'uso del preservativo.
- Non si è colta l'opportunità di riconciliarsi con la scienza moderna, riconoscendo senza ambiguità la teoria dell'evoluzione e aderendo, seppure con le debite differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.
- Si è mancato di adottare infine, all'interno stesso del Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando avanti le sue riforme.
Quest'ultimo punto, stimatissimi vescovi, riveste un'importanza cruciale. Questo papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio, interpretandoli in senso regressivo e contrario allo spirito dei Padri conciliari, e giungendo addirittura a contrapporsi espressamente al Concilio ecumenico, il quale rappresenta, in base al diritto canonico, l'autorità suprema della Chiesa cattolica:
- ha accolto nella Chiesa cattolica, senza precondizione alcuna, i vescovi tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
- ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l'Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
- non realizza l'intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all'obbligo del celibato.
- ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari all'interno della Chiesa attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato, Congregazione per la Liturgia) e di vescovi reazionari.

Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più dalla grande maggioranza del popolo della Chiesa, il quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi di quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si identifica con la propria parrocchia o con il vescovo locale.

So bene che anche molti di voi soffrono di questa situazione: la politica anticonciliare del papa ha il pieno appoggio della Curia romana, che cerca di soffocare le critiche nell'episcopato e in seno alla Chiesa, e di screditare i dissenzienti con ogni mezzo. A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico, l'immagine di una Chiesa forte, con un "vicario di Cristo" assolutista, che riunisce nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della dottrina romana le idee della maggioranza dei cattolici su varie questioni controverse, e in particolare sulla morale sessuale. Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri di gruppi carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le defezioni dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.

Nella vostra qualità di vescovi voi siete certo i primi a risentire dolorosamente dalla rinuncia di decine di migliaia di sacerdoti, che dall'epoca del Concilio ad oggi si sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa della legge sul celibato. Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa della Chiesa. In molte delle vostre diocesi è verosimilmente in aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti. In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica, si decide l'accorpamento di molte parrocchie, spesso contro la loro volontà, per costituire gigantesche "unità pastorali" affidate a un piccolo numero di preti oberati da un carico eccessivo di lavoro.

E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad aggiungersi lo spaventoso scandalo degli abusi commessi da membri del clero su migliaia di bambini e adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e altrove; e a tutto questo si accompagna una crisi di leadership, una crisi di fiducia senza precedenti. Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione romana per la Dottrina della fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi ("Epistula de delictis gravioribus"), imponendo nel caso di abusi il "secretum pontificium", la cui violazione è punita dalla la Chiesa con severe sanzioni. E' dunque a ragione che molti hanno chiesto un personale "mea culpa" al prefetto di allora, oggi papa Benedetto XVI. Il quale però non ha colto per farlo l'occasione della settimana santa, ma al contrario ha fatto attestare "urbi et orbi", la domenica di Pasqua, la sua innocenza al cardinale decano.

Per la Chiesa cattolica le conseguenze di tutti gli scandali emersi sono devastanti, come hanno confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti. Il sospetto generalizzato colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi vescovi, chiedervi quale sarà il futuro delle vostre diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione proporvi qui un programma di riforme. L'ho già fatto più d'una volta, sia prima che dopo il Concilio. Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise - ne sono convinto - da milioni di cattolici che non hanno voce.
1. Non tacete. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili. Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
2. Ponete mano a iniziative riformatrici. Tanti, nella Chiesa e nell'episcopato, si lamentano di Roma, senza però mai prendere un'iniziativa. Ma se oggi in questa o quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l'opera pastorale risulta inefficace, se manca l'apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia. Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono nate dall'iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra qualità di vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.
3. Agire collegialmente. Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro la tenace opposizione curiale, la collegialità dei papi e dei vescovi, in analogia alla storia degli apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli. Ma nel periodo post-conciliare il papa e la curia hanno ignorato questa fondamentale decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna consultazione con l'episcopato, Paolo VI promulgò un'enciclica in difesa della discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il papa si presenta come un autocrate, davanti al quale i vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi vescovi, non dovreste agire solo individualmente, bensì in comune con altri vescovi, con i preti, con le donne e gli uomini che formano il popolo della Chiesa.
4. L'obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Voi tutti, al momento della solenne consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al papa. Tuttavia sapete anche che l'obbedienza assoluta è dovuta non già al papa, ma soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento a un ostacolo tale da impedirvi di dire la verità sull'attuale crisi della Chiesa, della vostra diocesi e del vostro Paese. Seguite l'esempio dell'apostolo Paolo, che si oppose a Pietro "a viso aperto, perché evidentemente aveva torto" (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare pressione sulle autorità romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi - come l'uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni misti, l'adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all'intesa ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una costante e tenace pressione dal basso.
5. Perseguire soluzioni regionali: il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate richieste dei vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato l'intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del suo vescovo e della sua comunità. Una singola Conferenza episcopale potrebbe aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme. Perciò
6. si chieda la convocazione di un Concilio: se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà religiosa, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso c'è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la convocazione di un concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla Curia romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un concilio, o quanto meno di un'assemblea episcopale rappresentativa.
Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l'appello che rivolgo a voi, stimatissimi vescovi: vi invito a gettare sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale, rivalutata dal Concilio. Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i cattolici che hanno perso la fiducia nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono. Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in collaborazione con altri vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica "franchezza" (At 4,29.31). Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una prospettiva alla nostra Chiesa.
Vi saluto nella comunione della fede cristiana.
(15 aprile 2010)

lunedì 16 agosto 2010

lettera del 15 agosto 2010

Cari amici,
Non posso non condividere la commozione del miracolo accaduto oggi nella clinica.
I due giovani che vedete nelle foto si sono sposati. Lui, 28 anni ammalato di Aid's e cancro. Lei, infettata da lui, Aid's.
Cosa avremmo fatto noi?
Non solo non ci saremmo sposati, ma se fossimo stati lei avremmo odiato lui che ci ha contagiato.

Capite allora cosa vuol dire, come mi diceva lei oggi, prendere sul serio il proprio cuore, criterio infallibile ed oggettivo per vivere moralmente bene, come ci ricorda sempre Carron!
Capite cosa vuol dire incontrare Cristo, dire "TU" a Cristo!
Capite l'assurdità del divorzio quando uno vede questa bella ragazza dire il si per sempre al ragazzo che l'ha contagiata, perchè lui è Cristo, ma prima ancora perchè come mi ha detto "Io lo amo".

Adesso ci sposiamo solo per aiutarci fino a che la nostra malattia ce lo permetterà, ad amare Cristo! Amici sposati, bando alle chiacchiere, questo è un fatto, questo è il matrimonio, questa è la verginità.
Buone vacanza
P. Aldo.

lettera del 14 agosto 2010


Cari amici, queste settimane sono state belle perché particolarmente difficili, per cui Paolino mi disse:”Andiamo a San Paolo a trovare Marcos e Cleuza”. “È proprio ciò che pensavo!” gli risposi. È bellissimo che anche lui senta questa esigenza, che è solo di chi è vero con la propria umanità. E così abbiamo preso l’aereo. Praticamente in questi due ultimi mesi ci siamo visti quasi ogni settimana. Arrivati Cleuza ci disse:” Se non venivate voi, con Marcos, entrambi impegnati nella campagna elettorale, venivamo noi da voi.”
Perché? Quando si vive intensamente la realtà, quando non si gioca con la propria umanità, quando non si va in ferie dal proprio io, a uno urge di stare con chi è impegnato nella stessa avventura. Il mondo di dolore nel quale vivo (solo sabato sono morti 5 pazienti), bambini, vittime della violenza , che arrivano di continuo, o l’impegno intenso di Marcos e Cleuza in questo momento in cui hanno la campagna elettorale, sostenuti solo dagli amici, perché non hanno il potere economico degli altri, con tutte le difficoltà che comporta , sì o sì, ti fa urgere di vedere il volto di chi più ti ricorda Cristo, o meglio di chi è la Presenza di Cristo.
Per questo è stato commovente il tempo passato assieme. Potrei sintetizzare così l’accaduto, perché per noi il vederci è sempre e solo un avvenimento.

1. Questa compagnia è piena di serenità, perché siamo uniti, siamo parte di una grande amicizia. L’impegno politico di Marcos è uno strumento privilegiato per annunciare Cristo, fare conoscere il Movimento e un mezzo per aiutare l’associazione di cui sono i responsabili. È bello vedere nel giornalino (2 milioni di copie) il programma di Marcos e la foto di noi suoi amici. Chi in Italia farebbe una cosa così? Per di più in piena campagna elettorale, fra un comizio e l’altro, è venuto a prenderci e poi portarci all’aeroporto. E inoltre non c’è impegno politico che lo distolga dalla Scuola di comunità e dagli incontri di Fraternità ogni lunedì. Diceva Cleuza:“Cristo si mostra attraverso una Presenza. Non mi manda dei segni ma amici, cioè una Presenza.” Il maggiore dolore di Cristo non fu fisico ma morale: la solitudine, l’abbandono, il tradimento. La presenza di Cristo è un’amicizia.

2. Noi abbiamo bisogno di questa compagnia, altrimenti come faremmo ad affrontare l’oceano di dolore che ci circonda, come ad esempio, le migliaia di bambini violentati e i loro violentatori? Che a loro volta sono vittime di abusi sofferti da piccoli?

3. “Io non posso amare Cristo se prima non esperimento l’amore che Lui ha per me. Ed è una allegria sperimentare questa Presenza dentro la lotta (anche politica) di tutti i giorni.

4. “Il pellegrinaggio fatto ad Aparecida ha indicato il limite delle nostre capacitá e per questo abbiamo mendicato camminando fino al Santuario. Adesso la campagna politica è la continuità di quel pellegrinaggio.  Non importa se Marcos vince o no, ciò che importa è che tutto questo è per la gloria di Cristo. Il risultato non importa come non importano i tradimenti o l’abbandono di alcuni amici. È accaduto anche a Gesú.”

Amici, buon Ferragosto, con questi pensieri improvvisi dei miei amici. Stare con loro è davvero una “conversatio in coelis”. Për questo ci rincorriamo a vicenda, perché è troppo grande la sete di Cristo.

Padre Aldo

mercoledì 4 agosto 2010

lettera del 2 agosto 2010

Cari amici
Guardate le meraviglie del Signore. Ieri nella clinica abbiamo battezzato tre bambini miei (della Casetta di Betlemme) e tre di un giovane papá che sta morendo e desiderava vedere i suoi figli, cristiani prima di morire. È stato una festa.
In particolare per la mia piccola Maria Vittoria Miracolo, incontrata abbandonata in una borsa di plastica in mezzo all'erba di una piazza. È bellisssima. Lei abbandonata della mamma, ma salvata della tenerezza di Dio, che si occupa di ognuno di noi.
E noi ci occupiamo gli uni degli altri? Quanto bisogno di tenerezza ha ogni uomo, in particolare chi soffre. L'altro giorno mi è giunta notizia di una giovane donna che andava alle Scuola di Comunità, trovata impiccata dopo alcuni giorni e accanto a lei il cagnolino. Che dolore!
Se non seguiamo Carron che giustamente ci "bastona" perchè possiamo capire cosa vuol dire lavoro personale fare esperienza questi fatti seguiranno accadendo perché, chi può fare compagnia a chi soffre se non chi vibra di passione per Cristo, se non chi ama la propria umanità? Carron ci dice che solo le pietre non si commuovono.
Guardare questi miei bambini, rinati da una tenerezza di Cristo è volere solo Cristo, è volere un cuore grande per amare l'uomo. Che bella la SdC. che ci fa fare Carron, perchè con lui i discorsi sono finiti, cosi le prediche, le esortazioni, le frasi fatte. Per me una grazia unica altrimenti come farei di fronte ad un oceano da dolore.Ciao.
P. Aldo

Péguy

Ciò che ovunque altrove è costrizione
Qui non è che un impeto e un abbandono;
Ciò che ovunque altrove è una dura penale
Qui non è che una debolezza che viene sollevata.
(...)
Ciò che ovunque altrove è una lunga usura
Qui non è che crescita e rinforzo;
Ciò che ovunque altrove è scompiglio
Qui non è che il giorno della buona avventura.

da Preghiere nella cattedrale di Chartres

lunedì 2 agosto 2010

Messaggio, 25. luglio 2010

"Cari figli, vi invito di nuovo a seguirmi con gioia. Desidero guidarvi tutti a mio Figlio e vostro Salvatore. Non siete coscienti che senza di Lui non avete gioia e pace e neanche futuro e vita eterna. Perciò figlioli, approfittate di questo tempo di preghiera gioiosa e abbandono. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."