mercoledì 24 marzo 2010

SANTA RITA DA CASCIA Brani da I fioretti,

biografia del 1628
Tra i libri scritti in occasione del processo del 1626 vi è il breve racconto della Vita e Miracoli della beata Rita da Cascia, pubblicato a Roma nel 1628 a cura delle monache di Santa Rita. Il libretto era dedicato al cardinale Antonio Barberini, nipote di papa Urbano VIII, che la beatificò.

«Ricorso ai santi protettori e ingresso prodigioso nel monastero

Ma la malagevolezza dell’impresa, che ad un animo tepido sarebbe stata d’impedimento, servì di stimolo all’infiammata volontà della serva di Dio. Perciò veggendosi mal abile a superarla con forze proprie si rivolse al soccorso divino. Raddoppiando perciò le orazioni e le lacrime si umiliava al cospetto di Dio; attribuendo a suo demerito e a giusta pena dei suoi peccati la ripulsa datale dalle vergini.
Continuando Rita in tale amaritudine e congiungendo la notte col giorno senza stancarsi nell’orazione, la misericordia di Dio, che mai non viene meno ai servi suoi, finalmente la consolò. Così nel maggiore ardore delle sue preghiere sulla mezzanotte, udì una voce che l’invitava al monastero. Rivoltatasi, Rita vide san Giovanni Battista che s’incamminava verso un altissimo sasso cinto da dirupi e da balze spaventose che si chiama comunemente lo Schioppo di Roccaporena. Ivi giunta e per breve spazio abbandonata, ebbe occasione di raffigurare nell’altezza del luogo la sublimità della perfezione religiosa, a cui Dio la chiamava e nel precipizio l’orrore della caduta. Mentre se ne stava tutta timida ed ansiosa, fu racconsolata da san Giovanni Battista, in compagnia del quale Rita vide sopravvenire sant’Agostino e san Nicola da Tolentino. Questi tre santi, presa unitamente la devotissima vedova, la riposero con modo a lei incomprensibile dentro il monastero in cui ella bramava di vivere ed ivi lasciata, incontinente disparvero. Furono grandi i rumori che mossero la mattina le monache, trovando Rita dentro il chiostro, senza sapere come vi fosse entrata, in tempo di notte e con le porte serrate. Ma udito da lei semplicemente e con molta ingenuità quanto le era accaduto, radunatesi in Capitolo e per divina disposizione unitamente per monaca l’accettarono.


Impegno di Rita nella perfezione

La perfezione con cui visse nel monastero non fu affatto dissomigliante dall’innocenza della vita passata; anzi tanto maggiormente s’accese di un vivo desiderio di riuscire una gran serva di Dio, quanto più rispetto conosceva esser l’obbligo impostole dallo stato religioso. Perciò impiegandosi tutta nell’orazione, si tratteneva più volentieri e con grandissimo gusto spirituale nella contemplazione della dolorosa Passione del Signore.


Dono della spina

Del qual pietoso affetto fu largamente ricompensata perché, predicando un Venerdì Santo in Cascia il beato Giacomo della Marca dell’Ordine dei Minori, si lasciò portare dal suo fervore a discorrere dei dolori atrocissimi del Salvatore con tanto sentimento che ne rimasero gli uditori non mediocremente infiammati. Ma Rita, più d’ogni altro commossa, si sentì rapire da un violento desiderio di partecipare in qualche modo dei tormenti di Cristo. Ritiratasi pertanto nella sua cella e gettatasi ai piedi di un Crocifisso, che oggigiorno si conserva nell’oratorio del monastero, con amare lacrime cominciò a supplicarlo che le comunicasse almeno una particella delle sue pene. Incontinente con miracolo singolare una spina della corona di Cristo le ferì di tal sorte la fronte, che fino alla morte vi rimase impressa insanabilmente la piaga, come ancora si vede nel suo santo cadavere»

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