lunedì 26 ottobre 2009

Medjugorie: Messaggio del 25 ottobre 2009

Cari figli, anche oggi vi porto la mia benedizione e vi benedico tutti e vi invito a crescere su questa strada che Dio ha incominciato attraverso di Me per la vostra salvezza. Pregate, digiunate e testimoniate con gioia la vostra fede, figlioli, e il vostro cuore sia sempre riempito di preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

giovedì 15 ottobre 2009

fede e modernità

Abbiamo aggiunto sul sito cultura cristiana, nuove schede su questioni attuali e in particolare sulla modernità

lunedì 5 ottobre 2009

Gli errori “della Chiesa”

Se non ritornerete come bamini non entrerete nel Regno dei cieli
Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli


Virgolettiamo perché sarebbe più corretto dire gli errori “degli uomini di” Chiesa.
Giovanni Paolo II aveva parlato dei peccati, di cui la Chiesa doveva chiedere perdono, in occasione del Giubileo. La cosa era molto (troppo!) piaciuta a un certo Cristianesimo “di sinistra”, mentre era (troppo) dispiaciuta, anzi non era proprio andata giù a certo Cristianesimo “di destra”.
Infatti per certi “cristiani di destra” la Chiesa non ha mai sbagliato (prima del Vaticano II, almeno), per certi “cristiani di sinistra” la Chiesa ha invece sempre sbagliato (prima del Vaticano II, almeno).
Per certi “cristiani di destra” la Chiesa ha cessato di esistere col Vaticano II, per certi “cristiani di sinistra” la Chiesa ha cominciato a esistere col Vaticano II.
Per certi “cristiani di destra” prima del Vaticano II non ha mai sbagliato niente, dopo ha sbagliato (quasi) tutto. Per certi “cristiani di sinistra” prima del Vaticano II la Chiesa sbagliava tutto, era la Chiesa dei ricchi, schiava del potere; adesso va un po’ meglio, ma ne resta ancora di strada...
La verità è che gli uni e gli altri non guardano la Chiesa per quello che è. La considerano in una prospettiva puramente umana, ideologica. Come se fosse un’opera umana. Una associazione che deve applicare certe idee e certe regole.
Ma la Chiesa come Presenza di Cristo è più che una associazione.
Se la Chiesa avesse sbagliato sempre, e solo ora cominciasse il Cristianesimo, vorrebbe dire che il Cristianesimo è solo un progetto umano.
Se la Chiesa non avesse sbagliato mai, vorrebbe dire che la presenza del divino neutralizza l’umano, rende automatica e non drammatica la piena verità dei suoi. Ma allora nemmeno di adesso si potrebbe dire che sbaglia aprendosi troppo al “mondo”.
La verità è che il divino è presente nella Chiesa quanto basta per assicurare che l’essenziale in lei non venga mai meno,
ma non al punto tale da azzerare la responsabilità dell’uomo sul non-essenziale.
Al divino presente nella Chiesa possiamo appoggiarci con fiducia, come bambini,
ma al tempo stesso, come adulti responsabili siamo chiamati a usare fino in fondo la nostra ragione e tutto ciò di cui siamo naturalmente dotati per valutare l'umano.
Come bambini, dobbiamo accogliere l'essenziale
come adulti responsabili dobbiamo elaborare il non-essenziale.
L'essenziale ci è dato immediatamente
il non-essenziale va raggiunto mediatamente,
con la mediazione della nostra intelligenza
che è storicamente situata, prospettica

Sull'essenziale la Chiesa non ha mai sbagliato, per il divino che è presente in lei, e ad esso possiamo aderire con fiducia, immediatamente, come bambini; 
sul non-essenziale la Chiesa ha talvolta sbagliato, per l'umano di cui è impastata, e che richiede l'attivazione di tutte le energie naturali (intelligenza, senso critico, buon senso, senso della storicità del sapere razionale e della sua progressività), come in un adulto. Da un lato la Chiesa non ha mai sbagliato, e basta essere come bambini sulle sue ginocchia di madre per entrare nel regno dei Cieli.
Dall'altro la Chiesa ha spesso sbagliato nel corso della sua storia, e occorre essere adulti nell'uso della ragione per prenderne atto con dolore e umiltà, pensando che noi avremmo fatto certamente molto peggio di quei fratelli che ci hanno preceduto e si sono illusi che bastasse avere la fede per avere ragione su tutto senza impegnare fino in fondo la ragione.
L'illuminista Kant vedeva solo il secondo lato (l'ingresso dell'uomo nella sua maggiore età), il fondamentalismo vede solo il primo.
Non si può essere “cristiani adulti” che giudicano la Chiesa dall'alto di una boriosa presunzione, se non con la soddisfazione di coglierla in fallo.

Ma nemmeno si può ottundere la verità, che talvolta uomini di Chiesa hanno sbagliato, e come hanno sbagliato in passato, così potrebbero sbagliare anche oggi. Sul non-essenziale.

Certezze e problemi

Premessa: intendiamo per essenziale il dato rivelato, che crediamo per fede, il dogma, il soprannaturale; il non-essenziale è tutto il resto, tutto ciò che relativo all’ambito naturale (in senso teologico).

C’è un cattolicesimo “di sinistra”, che a partire dal fatto che non abbiamo certezze sul non-essenziale deduce che non abbiamo certezze nemmeno sull’essenziale.
E c’è un cattolicesimo “di destra”, che a partire dal fatto che abbiamo delle certezze sull’essenziale deduce che ne abbiamo anche sul non-essenziale.
Il primo sbaglia per difetto, il secondo per eccesso. Il primo proietta la debolezza della natura sul soprannaturale, che ha invece una sua forza, il secondo proietta la forza del soprannaturale sulla natura, che è invece limitata (per natura) e ferita (per il peccato originale).
Il primo, dubitando che la fede sia una certezza, equipara il Cristianesimo alle “altre religioni”, il secondo, presumendo di sapere già tutto, non si limita ad affermare la fede (cosa che del resto fa in modo ideologico e aggressivo) nella sua essenzialità, ma vi aggiunge tutta una serie di pseudo-certezze (che la Terra sia al centro dell’universo, o che il primo uomo sia stato letteralmente fatto con del fango), in realtà legate alla sua particolare situazione storico-culturale-mentale.
Il primo sbaglia perché ignora che un Dio che non ci desse quella cosa buona che è la certezza sull’essenziale non sarebbe buono, non sarebbe Padre, lasciandoci brancolare nel buio. Mentre “qui sequitur Me, non ambulet in tenebris”.
Il secondo sbaglia perché dimentica che Cristo non è “la soluzione di tutti i problemi” (geocentrismo ed evoluzionismo inclusi, per esempio), anche se getta una luce importante su tutto e ci dispone ad affrontare nel modo migliore tutti i problemi; ma non meccanicamente, non nel dettaglio del contenuto. Se voglio risolvere una equazione devo studiare matematica, non leggere la Bibbia.
Non bisogna né svendere la fede al mondo, dissipando la ricchezza donataci, né arroccarsi in una autodifesa chiusa e sterile. Don Giussani non ha fatto così, come non l’ha fatto Giovanni Paolo II.

Ma c’è anche un cattolicesimo ben centrato (centrato, non ... “di centro”) che vive la fede come una certezza (al contrario della “sinistra”), ma non perciò (al contrario della “destra”) ne deduce meccanicamente tutto ciò che per essere conosciuto richiede il concorso della ragione naturale, filosofica e scientifica, e una paziente progressività, una inevitabile componente di approssimatività (diversa dallo scetticismo e dalla rinuncia a tutta la precisione possibile) e di progressiva approssimazione al vero. Don Giussani ha vissuto e insegnato questo terzo atteggiamento: certissimo sull’essenziale, e capace di valorizzare il positivo ovunque si trovi, senza pretendere di sapere di più di quello che sapeva (“non ritenni di sapere altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e questi crocifisso”, certo di alcune grandi cose).
Non c’è un ambito naturale separato dal soprannaturale: Cristo è centro del cosmo e della storia; ma il riconoscimento della Sua presenza non risparmia dalla piena attivazione della capacità conoscitive naturali per addentrarsi sempre meglio in quell’ambito naturale, che se non è separato è però distinto dal soprannaturale.

In un dato momento storico siamo allora costretti a semplici probabilità sul non-essenziale? Dobbiamo forse allora dire che alternative tra loro incompatibili sono equivalenti dal punto di vista del loro valore di verità?
Se usiamo bene delle fonti di coonoscenza che Dio ci dà possiamo avere la luce sufficiente per impostare accettabilmente bene ogni problema: come diceva Einstein “Dio non gioca ai dadi”, né vuole che per risolvere un problema ci giochiamo noi.
Però è diverso l’atteggiamento di uno che proietta su un problema naturale tutta la pretesa di assolutezza che gli viene dalla fede, rintenendo che non ci sia differenza qualitativa tra i due tipi di conoscenza (forse lo può fare un santo in casi eccezionali), e l’atteggiamento di uno che è consapevole che il suo, riguardo a quel problema (non-essenziale) specifico è solo un tentativo ironico; in cui pure ce la mette tutta per non sbagliare.