lunedì 21 dicembre 2009

Benedetto XVI e l'interventismo di certi prelati

Cito dal sito di Avvenire
Nel discorso alla curia romana il Pontefice ha anche sottolineato il ruolo della Chiesa rispetto a quello della politica. È ricorrente per la Chiesa e i vescovi "la tentazione di fare politica", cioè di "cedere alla tentazione di prendere personalmente in mano la politica e da pastori trasformarsi in guide politiche". "In effetti - ha spiegato Benedetto XVI - la questione molto concreta davanti alla quale i pastori si trovano continuamente è, appunto, questa: come possiamo essere realisti e pratici, senza arrogarci una competenza politica che non ci spetta?". Per il Papa, "si trattava del problema di una laicità positiva, praticata ed interpretata in modo giusto".

Monte Athos

Leggo su un recente numero di National Geografic che un monaco del monte Athos, dove e' precluso l'ingresso alla donne, ha detto che se queste potessero entrare "due terzi dei monaci se ne andrebbero con loro".
Beh, non e' un bel segno. Non e' segno di saldezza della propria vocazione. Quando ci si distacca da Pietro, anche se si e' virtuosi e umanamente ammirevoli, la fiducia nella potenza della grazia vacilla.

venerdì 11 dicembre 2009

Messaggio del 25 novembre 2009

"Cari figli, in questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera nelle vostre famiglie. Preparatevi con gioia alla venuta di Gesù. Figlioli, siano i vostri cuori puri e accoglienti affinchè l'amore e il calore comincino a scorrere attraverso di voi in ogni cuore che è lontano dal Suo amore. Figlioli, siate le mie mani tese, mani d'amore per tutti coloro che si sono persi, che non hanno più fede e speranza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

venerdì 20 novembre 2009

Cristianofobia

E' un nome che molti non conosceranno (è stata introdotto per la prima volta nel 2003, in una Risoluzione del Terzo Comitato della 58a Assemblea Generale dell ONU), ma indica un atteggiamento diffuso, sia in Europa sia in molti paesi del mondo. Come ogni "fobia" indica una ostilità immotivata contro una certa categoria: in questo casi i cristiani e la loro fede.
In Europa stiamo assistendo ormai da anni al fenomeno: sembra quasi che ci sia un accanimento a voler denigrare tutto ciò che è cristiano, enfatizzando i passati "errori della Chiesa", minimizzando o negando del tutto l'influsso benefico del Cristianesimo sulla civiltà (ad esempio sulla stima per l'uomo, sul senso di eguaglianza e di giustizia, sul valore dell'operosità favorita dalla fiducia reciproca, poggiante in ultima analisi sulla convinzione di essere tutti figli di un unico Padre buono). Lo si è visto anche recentemente, con la sentenza contro il Crocifisso. Lo si era gi? visto con la negazione delle "radici cristiane" dalla Costituzione europea.
Anche per questa ostilità diffusa l'opinione pubblica europea non pare affatto sensibile al grido di dolore che si leva da tante parti del mondo dove i cristiani sono perseguitati, fatti oggetti di ogni genere di violenza fino ad essere uccisi (ci sono stati in Sudan, poco tempo fa, dei cristiani letteralmente crocifissi).
Nessuno può negare che esista una cristianofobia in paesi extraeuropei, soprattutto nei paesi a maggioranza maomettana, dove i cristiani sono spesso violentamente perseguitati. Non tutti però sono d'accordo sull'esistenza della cristianofobia in Europa: ad esempio Enzo Bianchi, della comunità di Bose, su questo dissente. Anzi per lui e per molta Chiesa di sinistra è vero piuttosto che è il Magistero della Chiesa a pretendere di dettare troppo legge ai Parlamenti, specie su temi di bioetica.
Quello che è certo è che non è cristianofobia criticare a parole, e senza violenza fisica, il Magistero della Chiesa; ma un po' lo è, anche in Europa, guardare con insofferenza e disprezzo non questo o quell'intervento ecclesiastico in ambito legislativo, ma la stessa fede e la sua dimensione umanizzatrice della vita, personale e collettiva.

mercoledì 4 novembre 2009

Crocifisso

E' evidentemente una ingiustizia che l'Europa rinneghi le sue radici.
Vi è in questa sentenza anti-Crocifisso certamente un odio anticristiano.
Forse però vi è anche quello che io chiamo odio evitabile: quello che rende la Chiesa inutilmente antipatica.
E che deriva da un malinteso dovere di intervenire in ambito propriamente politico, anche laddove sarebbe più saggio e prudente un profilo concentrato sull'essenziale, che oggi è la libertas Ecclesiae.

lunedì 26 ottobre 2009

Medjugorie: Messaggio del 25 ottobre 2009

Cari figli, anche oggi vi porto la mia benedizione e vi benedico tutti e vi invito a crescere su questa strada che Dio ha incominciato attraverso di Me per la vostra salvezza. Pregate, digiunate e testimoniate con gioia la vostra fede, figlioli, e il vostro cuore sia sempre riempito di preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

giovedì 15 ottobre 2009

fede e modernità

Abbiamo aggiunto sul sito cultura cristiana, nuove schede su questioni attuali e in particolare sulla modernità

lunedì 5 ottobre 2009

Gli errori “della Chiesa”

Se non ritornerete come bamini non entrerete nel Regno dei cieli
Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli


Virgolettiamo perché sarebbe più corretto dire gli errori “degli uomini di” Chiesa.
Giovanni Paolo II aveva parlato dei peccati, di cui la Chiesa doveva chiedere perdono, in occasione del Giubileo. La cosa era molto (troppo!) piaciuta a un certo Cristianesimo “di sinistra”, mentre era (troppo) dispiaciuta, anzi non era proprio andata giù a certo Cristianesimo “di destra”.
Infatti per certi “cristiani di destra” la Chiesa non ha mai sbagliato (prima del Vaticano II, almeno), per certi “cristiani di sinistra” la Chiesa ha invece sempre sbagliato (prima del Vaticano II, almeno).
Per certi “cristiani di destra” la Chiesa ha cessato di esistere col Vaticano II, per certi “cristiani di sinistra” la Chiesa ha cominciato a esistere col Vaticano II.
Per certi “cristiani di destra” prima del Vaticano II non ha mai sbagliato niente, dopo ha sbagliato (quasi) tutto. Per certi “cristiani di sinistra” prima del Vaticano II la Chiesa sbagliava tutto, era la Chiesa dei ricchi, schiava del potere; adesso va un po’ meglio, ma ne resta ancora di strada...
La verità è che gli uni e gli altri non guardano la Chiesa per quello che è. La considerano in una prospettiva puramente umana, ideologica. Come se fosse un’opera umana. Una associazione che deve applicare certe idee e certe regole.
Ma la Chiesa come Presenza di Cristo è più che una associazione.
Se la Chiesa avesse sbagliato sempre, e solo ora cominciasse il Cristianesimo, vorrebbe dire che il Cristianesimo è solo un progetto umano.
Se la Chiesa non avesse sbagliato mai, vorrebbe dire che la presenza del divino neutralizza l’umano, rende automatica e non drammatica la piena verità dei suoi. Ma allora nemmeno di adesso si potrebbe dire che sbaglia aprendosi troppo al “mondo”.
La verità è che il divino è presente nella Chiesa quanto basta per assicurare che l’essenziale in lei non venga mai meno,
ma non al punto tale da azzerare la responsabilità dell’uomo sul non-essenziale.
Al divino presente nella Chiesa possiamo appoggiarci con fiducia, come bambini,
ma al tempo stesso, come adulti responsabili siamo chiamati a usare fino in fondo la nostra ragione e tutto ciò di cui siamo naturalmente dotati per valutare l'umano.
Come bambini, dobbiamo accogliere l'essenziale
come adulti responsabili dobbiamo elaborare il non-essenziale.
L'essenziale ci è dato immediatamente
il non-essenziale va raggiunto mediatamente,
con la mediazione della nostra intelligenza
che è storicamente situata, prospettica

Sull'essenziale la Chiesa non ha mai sbagliato, per il divino che è presente in lei, e ad esso possiamo aderire con fiducia, immediatamente, come bambini; 
sul non-essenziale la Chiesa ha talvolta sbagliato, per l'umano di cui è impastata, e che richiede l'attivazione di tutte le energie naturali (intelligenza, senso critico, buon senso, senso della storicità del sapere razionale e della sua progressività), come in un adulto. Da un lato la Chiesa non ha mai sbagliato, e basta essere come bambini sulle sue ginocchia di madre per entrare nel regno dei Cieli.
Dall'altro la Chiesa ha spesso sbagliato nel corso della sua storia, e occorre essere adulti nell'uso della ragione per prenderne atto con dolore e umiltà, pensando che noi avremmo fatto certamente molto peggio di quei fratelli che ci hanno preceduto e si sono illusi che bastasse avere la fede per avere ragione su tutto senza impegnare fino in fondo la ragione.
L'illuminista Kant vedeva solo il secondo lato (l'ingresso dell'uomo nella sua maggiore età), il fondamentalismo vede solo il primo.
Non si può essere “cristiani adulti” che giudicano la Chiesa dall'alto di una boriosa presunzione, se non con la soddisfazione di coglierla in fallo.

Ma nemmeno si può ottundere la verità, che talvolta uomini di Chiesa hanno sbagliato, e come hanno sbagliato in passato, così potrebbero sbagliare anche oggi. Sul non-essenziale.

Certezze e problemi

Premessa: intendiamo per essenziale il dato rivelato, che crediamo per fede, il dogma, il soprannaturale; il non-essenziale è tutto il resto, tutto ciò che relativo all’ambito naturale (in senso teologico).

C’è un cattolicesimo “di sinistra”, che a partire dal fatto che non abbiamo certezze sul non-essenziale deduce che non abbiamo certezze nemmeno sull’essenziale.
E c’è un cattolicesimo “di destra”, che a partire dal fatto che abbiamo delle certezze sull’essenziale deduce che ne abbiamo anche sul non-essenziale.
Il primo sbaglia per difetto, il secondo per eccesso. Il primo proietta la debolezza della natura sul soprannaturale, che ha invece una sua forza, il secondo proietta la forza del soprannaturale sulla natura, che è invece limitata (per natura) e ferita (per il peccato originale).
Il primo, dubitando che la fede sia una certezza, equipara il Cristianesimo alle “altre religioni”, il secondo, presumendo di sapere già tutto, non si limita ad affermare la fede (cosa che del resto fa in modo ideologico e aggressivo) nella sua essenzialità, ma vi aggiunge tutta una serie di pseudo-certezze (che la Terra sia al centro dell’universo, o che il primo uomo sia stato letteralmente fatto con del fango), in realtà legate alla sua particolare situazione storico-culturale-mentale.
Il primo sbaglia perché ignora che un Dio che non ci desse quella cosa buona che è la certezza sull’essenziale non sarebbe buono, non sarebbe Padre, lasciandoci brancolare nel buio. Mentre “qui sequitur Me, non ambulet in tenebris”.
Il secondo sbaglia perché dimentica che Cristo non è “la soluzione di tutti i problemi” (geocentrismo ed evoluzionismo inclusi, per esempio), anche se getta una luce importante su tutto e ci dispone ad affrontare nel modo migliore tutti i problemi; ma non meccanicamente, non nel dettaglio del contenuto. Se voglio risolvere una equazione devo studiare matematica, non leggere la Bibbia.
Non bisogna né svendere la fede al mondo, dissipando la ricchezza donataci, né arroccarsi in una autodifesa chiusa e sterile. Don Giussani non ha fatto così, come non l’ha fatto Giovanni Paolo II.

Ma c’è anche un cattolicesimo ben centrato (centrato, non ... “di centro”) che vive la fede come una certezza (al contrario della “sinistra”), ma non perciò (al contrario della “destra”) ne deduce meccanicamente tutto ciò che per essere conosciuto richiede il concorso della ragione naturale, filosofica e scientifica, e una paziente progressività, una inevitabile componente di approssimatività (diversa dallo scetticismo e dalla rinuncia a tutta la precisione possibile) e di progressiva approssimazione al vero. Don Giussani ha vissuto e insegnato questo terzo atteggiamento: certissimo sull’essenziale, e capace di valorizzare il positivo ovunque si trovi, senza pretendere di sapere di più di quello che sapeva (“non ritenni di sapere altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e questi crocifisso”, certo di alcune grandi cose).
Non c’è un ambito naturale separato dal soprannaturale: Cristo è centro del cosmo e della storia; ma il riconoscimento della Sua presenza non risparmia dalla piena attivazione della capacità conoscitive naturali per addentrarsi sempre meglio in quell’ambito naturale, che se non è separato è però distinto dal soprannaturale.

In un dato momento storico siamo allora costretti a semplici probabilità sul non-essenziale? Dobbiamo forse allora dire che alternative tra loro incompatibili sono equivalenti dal punto di vista del loro valore di verità?
Se usiamo bene delle fonti di coonoscenza che Dio ci dà possiamo avere la luce sufficiente per impostare accettabilmente bene ogni problema: come diceva Einstein “Dio non gioca ai dadi”, né vuole che per risolvere un problema ci giochiamo noi.
Però è diverso l’atteggiamento di uno che proietta su un problema naturale tutta la pretesa di assolutezza che gli viene dalla fede, rintenendo che non ci sia differenza qualitativa tra i due tipi di conoscenza (forse lo può fare un santo in casi eccezionali), e l’atteggiamento di uno che è consapevole che il suo, riguardo a quel problema (non-essenziale) specifico è solo un tentativo ironico; in cui pure ce la mette tutta per non sbagliare.